LA RESISTENZA DELLA  DIVISIONE "ACQUI" A CEFALONIA E  CORFU' NEL SETTEMBRE  DEL 1943 E GLI ECCIDI PERPETRATI DALLA  WEHRMACHT

            The Italian Division "ACQUI" slaughter by Wehrmacht in Cefalonia and Corfu' after september 8th, 1943

 

di Silvio Lenza

 

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 Silvio Liotti

 

Silvio Liotti, figlio di Cataldo e Maria Grazia Appratti, nacque a Capitello di Policastro (SA)*, il 30 settembre 1916. Diplomatosi in ragioneria, per due anni svolse l'attività di segretario comunale. Soldato di leva al Distretto di Salerno, fu congedato il 29 ottobre 1936. Fu poi ammesso al Corso allievi sottufficiali presso la Scuola A.S. di artiglieria di Nocera Inferiore (SA), con la ferma di 2 anni. Aspirante allievo sottufficiale il 18 maggio 1937. Allievo sottufficiale (caporale) il 18 agosto 1937. Venne prosciolto il 18 novembre 1937 dalla ferma biennale contratta il 18 maggio 1937.

                                                                                    

                                                                                  Silvio Liotti nel 1938, Allievo Ufficiale a Salerno                                   

Fu ammesso a frequentare il Corso A.U.C. il 18 novembre 1937. Giunse alla Scuola A.U.C. di Salerno il 24 novembre 1937. Venne nominato allievo ufficiale di complemento il 25 gennaio 1938 e inviato in licenza straordinaria illimitata in attesa di nomina a Sottotenente di complemento il 30 maggio 1938. Aspirante Ufficiale di complemento nel 91° Reggimento Fanteria per il servizio di prima nomina (R.D. 1° luglio 1938).

                                                               

                                                                                 Silvio Liotti, 19.9.1938, Sottotenente 91° Rgt. Ftr.

Giunse al 91° Reggimento Fanteria in Frais (TO) per prestarvi servizio di prima nomina in data 15 luglio 1938. Prestò giuramento di fedeltà il 30 luglio 1938. Inviato in congedo il 15 novembre 1938. Venne richiamato alle armi per esigenze di carattere eccezionale presso il Deposito 15° Reggimento Fanteria di Salerno in data 12 dicembre 1940 ed ivi assegnato al CX Btg. Mitraglieri autocarrato. Partì per l’Albania, imbarcandosi a Brindisi col piroscafo "Argentina" l' 11 gennaio 1941. Sbarcato a Valona il 12 gennaio 1941. Tenente con anzianità 1° gennaio 1942 ( R.D. 17 agosto 1942).  Comandante di plotone (30 uomini) dal 15 luglio 1938 al 15 novembre 1938. Comandante di plotone (comp. 80-120) dal 12 dicembre 1940 al 24 settembre 1943. Partecipò dall’11 gennaio 1941 al 18 aprile 1941 alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera italo-iugoslava ed albanese-iugoslava con il CX Battaglione mitraglieri autocarrato mobilitato. Partecipò dal 18 novembre 1942 all’8 settembre 1943 alle operazioni di guerra svoltesi in Balcania (territori greci ed albanesi) con il CX Battaglione mitraglieri autocarrato, mobilitato. Il 10 aprile 1943 sposò a Salerno dove era in licenza matrimoniale, proveniente da Cefalonia, Alba Lenza.                  

                                                                                                      

                                                                               Aprile 1943, Silvio Liotti in licenza a Salerno                                        

Rientrato a Cefalonia partecipò dal 9 settembre 1943 al 24 settembre 1943 alle operazioni di guerra svoltesi nell’isola aggregato alla Divisione  "Acqui" con il CX Battaglione mitraglieri autocarrato  mobilitato. Morì a Cefalonia, fucilato dai tedeschi nei pressi della "Casetta rossa", il 24 settembre 1943.

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Argostòli: la "fossa" nei pressi di Capo S.Teodoro, dove il 28 settembre vennero prelevati i corpi degli ufficiali italiani fucilati alla "casetta rossa" il 24 e 25 settembre; dopo essere stati zavorrati con filo di ferro, furono trasportati con uno zatterone imbottito di esplosivo fino all'isolotto di Verdiani e lì affondati. (Fotografia di Silvio Lenza)

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                                              Argostòli: la "casetta rossa" nei cui pressi furono fucilati il gen. Gandin e gli altri Ufficiali Italiani

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          “…Ho davanti a me le tre foto di Silvio che mi sono procurata dopo una lunga e laboriosa ricerca. Sono le uniche  immagini che ho di lui e i soli documenti visivi sui quali provo a ricostruire la sua breve vita. In tutte e tre Silvio appare in divisa; due sono autografe e tutte recano una data. Le dispongo in ordine cronologico in modo da stabilire una sorta di filo continuo che permetta di ricostruire o di immaginare lo spazio di tempo intercorso tra loro, sulla base delle notizie in mio possesso. Su mia richiesta il Ministero della Difesa ha provveduto ad informarmi che il tenente Silvio Liotti era militare di complemento nella Fanteria, effettivo al CX Btg Mitraglieri di Corpo d’Armata, II compagnia, che era stato fucilato nell’isola di Cefalonia, in località Casa Rossa il 24 settembre ’43 e che l’atto di morte era stato compilato sulla base di un elenco di nominativi stilato dal Cappellano del 33° Rgt Artiglieria, Divisione Acqui, Padre Romualdo Formato, testimone oculare dei fatti.

          Precedentemente l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito mi aveva inviato l’elenco dei nominativi dei militari operanti a Cefalonia, trovato dopo la morte di Padre Romualdo su cui molto si è lavorato per stabilire data e luogo di morte, se fucilati, indirizzo se superstiti. Anche qui scarne notizie del tenente fucilato alla Casa Rossa il 24 settembre ’43. Dall’estratto – riassunto del Registro degli atti di morte per l’anno 1949 del Comune di Salerno, si evince che in data 17 giugno è stata ricevuta dal competente Ufficiale la denuncia della sua morte avvenuta nelle circostanze succitate. In seguito il Ministero della Difesa, Direzione Generale per il personale militare, mi ha spedito la memoria storica del tenente che mi è stata di grande aiuto per focalizzare le tappe fondamentali del servizio militare.

          Metto in ordine le foto; i bordi sono ingialliti, ma lo scatto della macchina fotografica ha colto bene l’espressività di tre significativi momenti della vita del tenente. Due foto, di cui una formato tessera, recano i saluti alla famiglia, la terza solo una data, 5 maggio 1943. Quest’ultima è di facile lettura, visto il riferimento cronologico in rapporto allo sfondo che appare ritratto, che è il Corso Vittorio Emanuele della città di Salerno. Quindi è da collocare senza ombra di dubbio nel periodo conclusivo della licenza matrimoniale che durava all’incirca un mese. E forse è l’ultima foto del tenente Silvio Liotti. Vi è ripreso per intero, mentre passeggia in divisa di gala: si distinguono il fregio della Fanteria e la stelletta di sottotenente. Ben visibili la cintura, la tracolla con la pistola di ordinanza, forse una Beretta 7.65, e i pesanti stivali che gli conferiscono un’aria marziale un po’ impacciata, nonostante l’ostentata sicurezza dell’incedere.  

                      

                                    La lapide  nel cimitero di Capitello ( Ispani - SA ) in memoria del sacrificio del Ten. Silvio Liotti

RICORDA A FIANCO LA CARA MAMMA

IL TENENTE SILVIO LIOTTI DEL CX BTG. MITR.

FUCILATO DAI TEDESCHI A CEFALONIA IL 24. 9. 1943

          La prima foto, in ordine cronologico, quella formato tessera, lo ritrae sorridente e fiducioso, con un viso poco più che adolescente, aperto ed ingenuo a differenza della precedente, dove nell’aspetto più maschio e militaresco si leggono le successive esperienze di guerra, ma anche una sorta di preoccupazione nello sguardo per gli esiti ormai fallimentari del conflitto. Sul retro, scritta di suo pugno, ma ormai molto sbiadita, la dedica: ”Ai miei cari in segno di affetto e di riconoscenza”. Segue la firma in una grafia elegante e slanciata e la data: Salerno, 12.1.1938. A questa data Silvio era allievo ufficiale di complemento presso la Caserma Umberto I di Salerno, in attesa della nomina a sottotenente.

          La foto intermedia, che lo inquadra a mezzobusto come la precedente, di cui è poco più grande, è la più bella. Silvio appare leggermente di profilo, con uno sguardo particolarmente intenso, come se fosse consapevole del destino di morte che lo avrebbe colto di lì a due anni. La bustina della Fanteria calzata sul rigoroso taglio di capelli, evidenzia lineamenti forti e delicati al tempo stesso: i colori castano chiaro, il naso diritto e proporzionato, le labbra carnose ombreggiate da sottili baffi, la mascella decisa, ma non pronunciata che termina in un orecchio piccolo ed aggraziato sotto il giro dell’alta sfumatura del taglio dei capelli. Sul retro, nella consueta grafia ordinata e precisa, ancora netta ed evidente questa volta, la dedica ai genitori, agli zii e alla sorella con l’augurio di tornare “presto e vittorioso.” Segue la data: Brindisi, 8.01.1941.

          A distanza di tre giorni si sarebbe imbarcato da questo porto, sul piroscafo “Argentina”, alla volta dell’Albania, scaraventato in quell’inferno che fu la campagna greco – albanese che costò alla sola divisione Acqui, a cui Silvio non era ancora aggregato, in appena quattro mesi di ostilità, tra il 20 dicembre ed il 23 aprile del ’41, 481 morti, 1163 dispersi, 1361 feriti e 672 congelati per un totale di 3677 perdite, quasi tutte tra fine dicembre e metà gennaio ’41. L’accenno al ritorno vittorioso la dice lunga sull’ideologia dell’epoca inculcata nei giovani col latte materno, a partire dall’istruzione primaria, per continuare via via con le organizzazioni giovanili di regime, in venti anni di martellante propaganda che si proponeva di fare dell’Italia una grande potenza mondiale, mentre la realtà era ben altra. Quella di un paese povero e semindustrializzato.

        Dispongo nuovamente le foto in successione cronologica. In esse c’è tutta la vita, la breve vita del tenente Silvio Liotti: il corso di Allievi Ufficiali alla vigilia della guerra, la vigilia della partenza per il fronte greco – albanese, la vigilia del tragico destino che l’avrebbe colto nell’azzurra isola di Cefalonia. Nella dedica ai genitori traspaiono una sollecitudine affettuosa, uno stretto legame con i componenti della famiglia singolarmente specificati nel rivolgere loro i saluti. D’altronde queste foto appartengono alla sua famiglia. Non mi è stato possibile rintracciare foto con mia madre. Certamente doveva possederne molte, anche di quelle fatte sull’isola, come racconta il bel libro di Marcello Venturi, magari scattate proprio dal fotografo Pasquale Lacerba! O forse Silvio aveva posato, come tanti altri soldati italiani, nello studio “Lolos” di Spiros Kapatsoris, il più prestigioso fotografo di Argostoli ed aveva inviato le foto più belle a mia madre.

                                                               

Alba Lenza

          Mia zia mi ha raccontato che ne portava sempre una con sé, nel portafogli, di quelle ritoccate, in cui Silvio era ritratto nella sua bella uniforme da ufficiale, con una dedica sul retro di cui non ricordava più le esatte parole, ma le era rimasta impressa la strana firma: forse Eros o qualcosa del genere. “Ma era Silvio, ti dico, era lui!” Sosteneva convinta mia zia. Dopo che la raggiunse la tragica notizia della sua morte, fu proprio questa foto, da cui mia madre non si separava mai, a diventare il sacrario di un piccolo altare domestico dinanzi al quale brillava perpetua la fioca fiamma di un lumino votivo. E lei era la vestale del tempio del suo perduto amore.

          Poi il tempo, l’occasione di iniziare una nuova vita, non con l’entusiasmo della giovinezza, ma con l’equilibrio della maturità, accanto ad un vecchio compagno di scuola, una persona dolce ed affettuosa con cui condividere ciò che il resto della vita le avrebbe riservato, una creatura in grembo quando, ormai avanti negli anni, aveva già rinunciato alla speranza della maternità, cancellarono a poco a poco i segni esteriori del ricordo e lei lo fissò per sempre nel suo cuore, custodendolo gelosamente per tutta la sua lunga vita. Ed è stata proprio la tenacia, l’ostinazione di questo sentimento taciuto, ma mai obliato, passato indenne attraverso il tempo, che ho colto nell’ultimo istante della sua vita, quando ha fissato gli occhi al cielo di un’aurora di giugno ed ha reclinato il capo nelle mie braccia.Torno a guardare le tre foto; vorrei che mi raccontassero la storia di Silvio. Restano mute, ma mi comunicano un sottile brivido che, in una sorta di premonizione visiva, me la svela tutta”.

             ( Luciana Baldassarri, E IL MARE…LAGGIU’ – VIAGGIO A CEFALONIA 60 ANNI DOPO )   

 (*)  Durante il periodo fascista, con la fusione dei comuni di Ispani e Santa Marina, fu Capitello la sede del Comune di Policastro. Con la nascita della Repubblica i paesi di Ispani, Capitello e S. Cristoforo sono stati riuniti in un'unica entità amministrativa: il comune di Ispani.


                                     

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Ultimo aggiornamento: 05-05-09