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Il sito e' dedicato alla memoria di mio zio Silvio Liotti, tenente
della 2a compagnia del 110 Btg. Mitraglieri di Corpo d'Armata,
denunciato dal generale Gandin
ai tedeschi come ammutinato e
fucilato ad Argostòli, nei pressi della "Casetta Rossa", il 24 settembre
1943, e di tutti i Militari della Divisione "Acqui " trucidati dalla
Wehrmacht a Cefalonia e Corfu'.
This web site is dedicated to
the memory of my uncle Silvio Liotti, lieutenant of 2^ company of 110^
Machine-gunner Battalion of Army Corps, denounced to Germans as a mutiny by
general Gandin and shot in Argostòli, close to “Casetta Rossa”, on 24 th
September 1943, and of all the soldiers of Division “Acqui” slaughter by
Wehrmaqcht in Cefalonia and Corfù.
Silvio Liotti, Brindisi 08.01.1941 Argostoli: Museo della Divisione Acqui (fotografia di Silvio Lenza)
Corfù: Momumento ai Caduti Itaiani e Greci
“Il
comportamento degli ufficiali italiani alla triste ‘Casetta rossa’ di
Cefalonia non appartiene alla storia ma al mito. Ad uno ad uno, nobilissimi
cavalieri del dovere e dell’onore, essi salirono con sublime serenità il
calvario che ancora li separava dalla gloria”
(dal bollettino del dicembre 1944 della Psychological
Warfare Branch,
una branca dei servizi segreti angloamericani
addetti alla propaganda)
* * *
LA
PATRIA INGRATA: LA FOSSA DELLA VERGOGNA
LA REPUBBLICA NATA
DALLA RESISTENZA AL NAZIFASCISMO OLTRAGGIA I MARTIRI DI CEFALONIA

Argostòli: la "fossa" nei pressi della "Casetta
Rossa", da dove il 28 settembre vennero prelevati i corpi degli Ufficiali
italiani fucilati il 24 e 25
settembre che, dopo essere stati zavorrati con filo di ferro, furono
trasportati con uno zatterone imbottito di esplosivo fino all'isolotto di
Verdiani e lì affondati.
Furono tre le fosse utilizzate dai tedeschi per ammassare provvisoriamente i
corpi degli Ufficiali fucilati a Cefalonia il 24 e 25 settembre, dopo la
fine dei combattimenti. La prima fossa comune si troverebbe a Lardigò, la
seconda probabilmente a circa 300 metri dalla Casetta Rossa sul terreno
oggi occupato da alcune case e da un albergo. L'unica ritrovata si trova a
circa 700 metri dalla Casetta Rossa, sul lato destro della strada che sale a
sinistra sul monte Telegrafo. Da un anno il proprietario del terreno ne
impedisce l'accesso, certamente per ottenere un congruo indennizzo qualora
le Autorità italiane decidessero - finalmente! - di acquisirne il terreno.
La Repubblica nata dalla resistenza al nazifascismo non può continuare ad
oltraggiare la memoria di quanti caddero vittime dell'infame rappresaglia
nazifascista. Invitiamo pubblicamente il ministro della Difesa on.le Ignazio
La Russa a predisporre immediatamente tutti gli atti necessari per acquisire
allo Stato il terreno consacrato alla Patria dal sangue versato dagli
Ufficiali della fedelissima ed eroica Divisione Acqui.
Questa la risposta alla istanza inviata al Sig.
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per sollecitare il Suo
autorevole intervento per ridare dignità al simbolo dell'eccidio della
divisione Acqui, rappresentato dalla "Fossa" degli Ufficiali italiani,
trucidati il 24.09.1943 dalla Wehrmacht nei pressi della "Casetta Rossa".

* * *
I Martiri della Divisione Acqui risultano ancora penalizzati
rispetto ai Partigiani caduti sul suolo italiano. Come non ricordare allora
le parole di Indro Montanelli a proposito delle due Resistenze:
"Una quotata in borsa come tale perchè avallata dai partiti
politici, l'altra esclusa dal listino dei titoli, perchè quelli, a cui si
intestava la Patria e la Nazione, erano ormai scaduti".
* * *
A
Cefalonia e
Corfu' 16 mila soldati italiani appartenenti alla 33^ divisione da montagna
"Acqui" combatterono contro i tedeschi, divenuti dopo l'8 settembre
del 1943, nemici ed oppressori dell'Italia. A Cefalonia e, in proporzioni
minori, a Corfu' avvenne la piu' grande eliminazione di massa di prigionieri
di guerra della seconda guerra mondiale. La divisione “Acqui” subi'
una sorte tanto tragica perche' i tedeschi, considerandoli ammutinati, trucidarono migliaia (*) di
Soldati, Graduati e Ufficiali, eseguendo l'ordine speciale di non fare
prigionieri, emanato da Hitler in persona solo per la Divisione "Acqui".
A Cefalonia e Corfù, come ha affermato il Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano il 25 aprile 2007, "...
si manifestò un impulso nobilissimo e destinato a dare i suoi frutti. Si può ben
cogliere un forte legame ideale fra quell'impulso e la
successiva maturazione dello spirito della Resistenza. Molto si
continua a scrivere e a discutere sul clima che si creò in seno
alla Divisione Acqui in quei terribili giorni. Ma non c'è
polemica storiografica o pubblicistica che possa oscurare
l'eroismo e il martirio delle migliaia di militari italiani che
scelsero di battersi, caddero in combattimento, furono
barbaramente trucidati. Anche qui si creò la premessa essenziale
per la costruzione di una nuova Italia democratica...".
La
resistenza della Divisione "Acqui" a Cefalonia e Corfu' rappresenta l'esempio piu' eclatante della resistenza militare antitedesca
e, pertanto,
uno dei primi atti del Movimento di Liberazione Nazionale.
La ricostruzione
di quei tragici avvenimenti si basa sui documenti conservati negli archivi
italiani, tedeschi ed inglesi, sugli atti del processo di Norimberga contro
il generale Lanz e sulle memorie dei protagonisti sopravvissuti.
In the
Greek islands Cefalonia and Corfu', 16.000 italian soldiers of 33^ Division "Acqui"
fought against Germans, that become, after 8 september of 1943, enemies and
oppressors of Italy. In Cefalonia and, with smaller proportions, in Corfu'
happened the greatest mass elimination of war prisoners, during and after
the battle, of the second world war. The Division "Acqui" endured a
tragic destiny because the Germans, considering them incite to mutiny,
slaughtered thousands of soldiers, graduates and officials, executing the
special order don't make prisoners, emanated from Hitler in person only for
the Division "Acqui". The resistance of the Division "Acqui" in Cefalonia
and Corfu' represents the best example of the military resistance against
Germans, one of the first actions of the Movement for National Liberation.
The reconstruction of those tragic events is based on documents, recorded in
Italian, Germans and English archives, on the
proceedingses of Norimberga
trial against general Lanz and on the memories of the survivor protagonists.
La 33a Divisione da montagna "ACQUI
", fedelissima alla Patria,
fu
sfortunatissima perche' nel giugno del 1943 il comando della Divisione
fu affidato al gen. Antonio Gandin e
perche', come scriveva nel 1946 il gen.
Francesco Rossi, vice Capo di Stato Maggiore del Comando Supremo: ''...L'ordine
di considerare i tedeschi come nemici fu diramato l'11 settembre da
Brindisi e pote' giungere soltanto ad un numero limitatissimo di scacchieri
(Sardegna, Corsica, Corfu', Cefalonia, Lero) a mezzo dei collegamenti della
Regia Marina...''.
Gli
altri generali italiani, dopo l'8 settembre 1943,
si erano arresi subito (molti) o si erano opposti (pochi) ai tedeschi. Il gen. Gandin
scelse una terza via, trattando con i tedeschi non un ritorno nel Regno del Sud
che sarebbe stato teoricamente e praticamente inattuabile, ma il ritorno in
armi di una parte della Divisione nell'Italia occupata dai nazisti, come
risulta evidente dal rapporto inviato alle ore 20,30 dell'11 settembre dal
ten.col. Barge al gen. Lanz: "La
maggior parte della Acqui sarà disarmata. Il resto della formazione italiana
continuerà a combattere sotto il comando tedesco. La consistenza di quest'ultima
parte verrà in seguito comunicata".
In realtà furono queste le cosiddette "trattative" per una "resa
onorevole" intavolate dal gen. Gandin
con i tedeschi. La conferma si trova in due punti della richiesta di
chiarimenti inviata dal gen. Gandin al comandante del
presidio tedesco Johannes Barge: 2) "Cosa
si deve intendere per esclusione dal disarmo di quelle unità che danno
garanzia di continuare a combattere sotto il comando e al fianco delle
truppe tedesche. Dovranno forse venir sostituiti gli attuali comandanti?"
e 5) "Sarebbero comunque
necessari chiarimenti sui punti seguenti: Trattamento dei gradi di servizio
eguali o inferiori per quanto riguarda comportamento e rispetto reciproco.
Trattamento economico, retribuzione e compensi in natura (stipendio o paga,
viveri, oggetti di vestiario, ecc.) Verrebbero lasciate le assegnazioni di
viveri, medicinali, combustibile solido e liquido, mezzi di trasporto?
Alloggiamenti degli ufficiali e della truppa".
Un generale che tratti la resa è consapevole che il suo destino e quello
della sua Divisione sarà un campo di concentramento nazista
e non chiede se "verranno sostituiti gli attuali comandanti", come sarà
"il vitto, l'alloggio e lo stipendio" e se
avrà "una macchina a disposizione".....
Le Isole Ionie di Corfù,
Leucade (Santa Maura),
Cefalonia e Zante viste dal satellite
CEFALONIA: UNA
MEDAGLIA D'ORO DI TROPPO?
Questa è la motivazione della
Medaglia d'Oro al V.M. concessa al gen. Gandin: " In difficile
situazione politico-militare, quale comandante della difesa di un'isola
attaccata con forze preponderanti dal mare e dal cielo, riusciva con poche
forze a sua disposizione in primo tempo a stroncare l'azione nemica,
successivamente a contendere palmo a palmo l'avanzata dell'avversario sempre
crescente in forze, animando col valore e con la capacità personale le sue
truppe, fino alle estreme possibilità di resistenza. Catturato dal nemico
coronava col supplizio stoicamente sopportato l'eroismo e l'alto spirito
militare di cui aveva dato sì luminosa prova in combattimento". (
Cefalonia, 11-23 settembre 1943 ).
Quando fu concessa la MOVM
al gen. Gandin non era ancora noto il contenuto della notifica delle 12,00 del 14
settembre al ten. col. Barge: ''La divisione si rifiuta di eseguire il mio ordine di
concentrarsi nella zona di Sami poiche' essa teme, nonostante tutte le
promesse tedesche, di essere disarmata o di essere lasciata sull'isola come
preda per i Greci o ancora peggio di essere portata non in Italia ma sul
continente greco per combattere contro i ribelli. Percio' gli accordi di ieri
con lei non sono stati accettati dalla Divisione. La divisione vuole
rimanere nelle sue posizioni fino a quando non ottiene assicurazione, con
garanzie che escludano ogni ambiguita' - come la promessa di ieri mattina che
subito dopo non e' stata mantenuta - che essa possa mantenere le sue armi e
le sue munizioni e che solo al momento dell'imbarco possa consegnare le
artiglierie ai tedeschi. La divisione assicurerebbe, sul suo onore e con
garanzie, che non impiegherebbe le sue armi contro i tedeschi. Se cio' non
accadra', la divisione preferira' combattere piuttosto di subire l'onta della
cessione delle armi ed io, anche se con dolore, rinuncero' definitivamente a
trattare con la parte tedesca, finche' rimango al vertice della mia
divisione. Prego darmi risposta entro le ore 16,00. Nel frattempo le truppe
provenienti da Lixuri non debbono essere portate ulteriormente avanti e
quelle di Argostoli non debbono avanzare, altrimenti ne possono derivare
gravi incidenti. Il Generale comandante della Divisione Acqui
gen. Gandin ''.
Solo una volta nella plurimillenaria storia universale un generale ha
notificato al nemico, peraltro mentendo!!!, che la Divisione
ai suoi ordini si e' ammutinata:
"...Vi
comunico che i miei 11.500 '' figli di mamma' '' si sono
ammutinati..."
.
Only once in the entire world history a General informed the enemy, also
lying!, that the Division under his command was mutiny: "The
Division refuses to execute my order to concentrate around Sami
because it is concerned, despite all the promises German, to be disarmed or
be left on the island as a prey to the Greeks or even worse to be not in
Italy but on the continent greek to fight against rebels. Therefore the
agreements yesterday with you have not been accepted by the Division. The
Division wants to remain in their positions until you get insurance, with
guarantees that would exclude any ambiguity - as the promise of yesterday
morning shortly after that and not been maintained - that it can keep its
weapons and its ammunition and that only when entering the can deliver the
artillery to the Germans. The division would ensure, on his honor and with
guarantees, that not use its weapons against the Germans. If this not
happen, the Division will prefer' fighting rather than suffer the shame to
surrender their weapons and I, though with pain, give finally to deal with
the German side, until remain under the command of my division. Please give
me an answer within hours 16.00. Meanwhile troops from Lixouri not be
brought further forward and those of Argostòli should not move forward,
otherwise it might be caused serious accidents. The General Commander of
Division Acqui gen. Gandin". (This is the translation of the
notification of the gen. Gandin, delivered at 12.00 on 14 September 1943 to
Commander German of Cefalonia, lieutenant colonel Hans Barge, kept in the
German military archive in Freiburg)

Il capitano Renzo Apollonio, divenuto generale di C.d'A.
La "notifica" del 14 settembre 1943 del gen. Gandin ai tedeschi
IL DIAVOLO FA
LE PENTOLE MA NON I COPERCHI .......
A proposito
della notifica del gen. Gandin delle ore 12,00 del 14 settembre, nella
pubblicazione del 1945 ''Cefalonia'' del ten. col. Giuseppe
Moscardelli, incaricato della stesura dall'Ufficio Storico dello Stato Maggiore
dell'Esercito, viene riportata la
versione inventata dal cap. Ermanno Bronzini: ''Per ordine del Comando
Supremo italiano e per volonta' degli ufficiali e dei soldati, la Divisione
Acqui non cede le armi. Il Comando Superiore tedesco, sulla base di questa
decisione, e' pregato di presentare una risposta definitiva entro le ore 9 di
domani 15 settembre''. Nel 1946 don Romualdo Formato, nella
prima edizione de ''L'eccidio di Cefalonia'', ne riportava una versione
simile ma non uguale: ''La Divisione Acqui non cede le Armi. Il Comando
Superiore tedesco provveda all'immediato sgombero di tutte le truppe
dall'isola di Cefalonia. Faccia conoscere le sue decisioni entro le 9 di
domani 15 settembre''. Nella terza edizione del
1974 del libro ''Sull'arma si cade ma non si cede'' don Luigi Ghilardini,
dopo aver scoperto la copia conservata
nell'archivio militare tedesco di Friburgo, ne
pubblicava alcuni passaggi significativi ma non il testo integrale. Solo nel
1986 il gen. Renzo Apollonio pubblicava integralmente il testo
tedesco, con accanto la sua traduzione.
Nessuno in 67 anni ha ancora spiegato come e perchè è potuto accadere che
nel 1948 si onorasse con la stessa medaglia d'oro al valor militare la
memoria di due ufficiali della stessa divisione che si erano comportati in
maniera opposta, come il gen. Gadin, comandante a Cefalonia, ed il
colonnello Lusignani, comandante a Corfù. Il primo si accordò per la resa
dopo sei giorni di trattative e poi fu costretto a combattere perchè
attaccato dai tedeschi, mentre il secondo, suo subordinato, si schierò
contro i tedeschi e contrastò l'inevitabile reazione nemica sin dal primo
momento.
A Cefalonia la Patria
"ostinatamente tace"? Il
gen. Gandin fu lasciato senza ordini? Davvero i radiogrammi del C.S.
trasmessi l'11 settembre da Brindisi furono ricevuti a Cefalonia solo tra il 13 e il 14
settembre, con
un ritardo di 48-72 ore, sovvertendo così tutte le leggi
fisiche che regolano la propagazione delle onde radio nell'etere?
Il giorno 11 settembre 1943 il Comando
Supremo invio' tramite Marina Brindisi 2 radiogrammi a Marina Cefalonia per
il gen. Gandin:
1)
N.1027/CS.
Risposta 41414 data 11 corrente /./ Truppe tedesche devono essere
considerate nemiche /./ Marina Brindisi
2) N.1029/CS. Comunicate at
Generale Gandin che deve resistere con le armi at intimazione tedesca di
disarmo a Cefalonia et Corfu' et altre isole /./ Marina Brindisi
Il radiogramma del CS inviato da Marina
Brindisi alle ore 9,45 dell'11 settembre
Il primo
radiogramma, secondo la testimonianza del s. ten. di vascello Vincenzo Di Rocco
che lo decritto' personalmente, venne consegnato dal comandante della Marina,
cap. Mario Mastrangelo, al gen. Gandin verso le 11,00 dell'11 settembre 1943.
Due testimonianze del cappellano militare
don Formato confermano, anche se indirettamente, l'arrivo
a Cefalonia l'11 settembre 1943 degli ordini inequivocabili del Comando
Supremo:
"...Verso le 11 (dell'11 settembre, nda), improvvisamente, fu comunicata
'all'erta' a tutti i
reparti dell'isola. Mi trovavo allora in una delle mie Batterie. L'ordine
del Comandante 'Serventi ai pezzi' fu accolto da un urlo selvaggio di tutti
gli Artiglieri che saltando per la gioia, imprecando contro i tedeschi,
corsero ai pezzi..." ( Lettera di don Formato al Papa del 06.12.1943, USSME, fondo don Formato)
"...Avendo io
richiesto al sign. generale se non si potesse trascurare l'ultimatum
(
presentato dal
ten. col. Barge il 10 settembre, nda) per
un'intesa che s'accordasse con gli ordini del Comando Supremo,
mi risponde di no e che bisognava decidersi e presto...Comunque ci
accordammo per la cessione delle armi. Riuniti più tardi riconfermammo e per
iscritto la nostra scelta". (Dichiarazione di don
Formato al SIM/CSDIC del 5 gennaio 1945)
A
Corfù' la
Patria ordina e i colonnelli Lusignani e Bettini eseguono gli ordini:
Questo e'
il primo
ordine per il col. Lusignani, comandante del Presidio militare dell'isola di Corfu':
N. 2/8424
- Da 7^ Armata a Comando Militare Isola Corfu' /
Risposta vostro 3836
data 10 corrente alt Opponetevi con la forza at qualsiasi tentativo sbarco
reparti germanici alt Generale Arisio /
(radiogramma delle ore 9,45 dell'11 settembre 1943).
Il col. Luigi Lusignani del 18^ Reggimento Fanteria Divisione Acqui,
comandante del Presidio di Corfu', Medaglia d'Oro al V.M.
Motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. al
col. Luigi Lusignani: "Comandante militare dell'isola di Corfu', fedele
alle leggi dell'onore militare, opponeva un reciso rifiuto all'intimazione
di cedere le armi e, di propria iniziativa, organizzava la difesa
dell'isola. Per dodici giorni resisteva ai violenti attacchi aerei e
terrestri tedeschi dando ai propri dipendenti esempio costante di valore.
Infine tramontata ogni speranza di aiuto, decimati ormai i reparti e quasi
del tutto privi di artiglieria, veniva sopraffatto dal nemico preponderante.
Catturato dai tedeschi veniva passato per le armi". (Corfu' 8-25
settembre 1943)
Il col. Elio Bettini
del 49° Rgt.
Ftr. “Parma”, rifugiatosi dall'Albania a Corfù il 13 settembre,
Medaglia d'Oro al V.M.
Motivazione della Medaglia d’Oro al V.M. al
col. Elio Bettini: “Comandante di valore, per non cedere le armi e
mantenere integro l’onore della Bandiera, si rifugiava dall’Albania a Corfù
con parte dei suoi reparti, e nell’isola, in unione alle altre forze del
Presidio, resisteva strenuamente ai continui bombardamenti e agli attacchi
tedeschi, pur conoscendo che nessun aiuto poteva essergli inviato. Dopo12
giorni di strenua, impari lotta sostenuta stoicamente con reparti decimati,
veniva catturato dai tedeschi e passato per le armi. Esempio eroico nelle
tristi giornate di quanto possa il sentimento del dovere e l’amore verso la
patria”. (Corfù 13-25 settembre 1943)
CEFALONIA: la mattina
dell'11 settembre il gen. Gandin rifiuta le offerte d'aiuto alleate...
Tutto si può imputare al gen.Gandin tranne che
non sia stato un comandante coerente. Nella "Relazione sui fatti di
Cefalonia", scritta dal testimone oculare Vittorio Seganti, console
(fascista) dell'isola, si legge che: "..Il Generale Gandin si era
compiaciuto di affermare pubblicamente e solennemente che mai gli inglesi
avrebbero posto piede nell' isola ". Scriveva lo storico Rusconi: "A
complicar (sic!) le cose, si presenta a Gandin un ufficiale greco
Andreas Galiatsatos, che a nome del Comando Alleato nel Medio Oriente gli
assicura l'appoggio aereo inglese nel caso la Acqui resista efficacemente ai
tedeschi ". Il giornalista greco George Karayorgas, nel dicembre 1952,
in una serie di articoli che riportavano un’intervista al capo della
missione alleata a Cefalonia scriveva: "…Il generale Gandin accolse
Galiatsatos gentilmente e chiese il parere ufficiale del Quartier Generale
del Medio Oriente. Galiatsatos comunicò nuovamente con la radio... e il
Cairo promise che avrebbe trasportato tutto l'esercito italiano, con i
propri mezzi in Italia. Dovevano solo pazientare e aspettare lo sbarco delle
truppe inglesi. Il gen. Gandin ascoltò le proposte inglesi preso da grande
commozione e turbamento. Era stato sorpreso ed aveva perso del tutto il
controllo. Ma all'inizio accettò con gioia la proposta britannica senza
mostrare alcun dubbio. Pregò tuttavia Galiatsatos di permettergli prima di
consultarsi con il suo Stato Maggiore"…"Il giorno successivo (11 settembre)
Galiatsatos ricevette un messaggio dal Cairo e informò gli italiani di
attaccare subito per neutralizzare i tedeschi prima che comprendessero bene
cosa stava succedendo... Gandin, invece, anziché attaccare come un fulmine,
chiese ai tedeschi di venire a trattative con lui... Fuori dì sé Galiatsatos
urlò: 'II Cairo ha detto di attaccare"… "Dal momento che Gandin tardò ad
ordinare l'attacco generale... Galiatsatos riferì gli sviluppi al Quartiere
Generale. La risposta fu laconica: “ Non interessatevi più dell' impresa
”.
Il 14 settembre
1943, ad Argostòli, il s. ten. dei CC.RR. Orazio Petruccelli, Medaglia d'Oro
al V.M., aveva deciso di arrestare il gen Gandin per tradimento....

Il disegno ricostruisce l'episodio accaduto ad
Argostoli, durante il quale il s. ten. dei CC. Orazio Petruccelli
ammaino', sotto
gli occhi di numerosi militari tedeschi, la bandiera con la croce uncinata
ed innalzo' il Tricolore (www.assocarabinieri.it)
"''...Noi
sottoscritti, ammoniti a dire la verita', solamente la verita', dichiariamo
quanto segue: il giorno 14 mattina, visto che nonostante l'azione
dell'artiglieria il Generale Gandin non si voleva ancora decidere ad
iniziare le operazioni, il S. Ten. dei CC.RR. Petruccelli riuniti circa una
ventina di Carabinieri decise di andare ad arrestare il Generale dicendo che
ormai si trattava di aperto tradimento. Tali venti carabinieri si misero
volontariamente a sua disposizione. Ma il S. Ten. Petruccelli fu impedito
nell'esecuzione del suo piano dal fatto che a Procopata presso il Comando
Tattico un carabiniere (presumibilmente Tirino Nicola) aveva lanciato una
bomba a mano contro il Generale mentre stava scendendo dalla macchina.
Allora il Generale Gandin, non fidandosi piu' dei carabinieri, tolta la
pattuglia di CC.RR. che presidiavano il suo Comando, la sostitui' con
elementi di fanteria dotati di mitragliatrici che furono subito puntate
contro il vicino accampamento di CC.RR. La fiducia del Generale nei CC. era
anche scemata per fatto che i CC. si erano rifiutati di collaborare con una
pattuglia tedesca onde mantenere l'ordine pubblico in Argostoli. Consta che
allorche' il Capitano Gasco comunico' al Generale che i suoi carabinieri non
lo volevano piu' ascoltare il Generale Gandin abbia detto: '' Ma voi, non siete
padrone della vostra compagnia?'' alla qual cosa il Capitano Gasco rispose: '' Come
voi siete padrone della vostra Divisione io sono padrone della mia compagnia...!''.
(Dichiarazione
dei CC.RR. Francesco Scanga e Attilio Appetecchi del 31 ottobre 1944)
La massima
ricompensa al valor militare e' stata conferita al s. ten. dei CC.RR. con
questa motivazione: "Comandante di un plotone carabinieri della Divisione "
Acqui ", si rivelava tra i primi accesi e tenaci assertori della lotta
contro il tedesco a Cefalonia. Mentre perduravano ancora le trattative,
sfidando un picchetto armato tedesco - sorpreso da tanta audacia - ammainava
la bandiera germanica issata oltraggiosamente dal nemico nella piazza di Argostoli innalzando nuovamente la bandiera italiana. Durante la aspra e
sanguinosa battaglia, sempre presente dove maggiore era il pericolo,
confermava in ogni circostanza il suo militare ardimento, trascinando con
l'esempio i suoi uomini ad epica lotta. Catturato dai tedeschi e sottoposto
a fucilazione affrontava la morte con fierezza e dignita' di soldato. Fulgido
esempio di fedelta' alla Patria ed attaccamento al dovere".
IL COSIDDETTO
"REFERENDUM", SVOLTOSI TRA IL 13 E 14 SETTEMBRE E CONTRABBANDATO DALLA
VULGATA STORICO-MILITARE COME UN ATTO RIVOLUZIONARIO DI UN COMANDANTE
"DEMOCRATICO", ALTRO NON FU CHE LA "CONTA" DELLE FORZE DISPOSTE A
PASSARE CON I TEDESCHI, IN OTTEMPERANZA ALLA RICHIESTA CONTENUTA
NEL LORO ULTIMATUM DELL' 11 SETTEMBRE E NELLA RISPOSTA DATA AI CHIARIMENTI
RICHIESTI
DAL GEN. GANDIN:
*
punto 2) : " Sono esclusi
dal disarmo quei reparti che, sulla base di un accurato controllo, daranno
garanzie di continuare a combattere agli ordini ed al fianco delle truppe
tedesche ". ( ultimatum tedesco
dell'11 settembre );
* " Per il punto 2: le
unità o i reparti di truppa fino alla forza di un reggimento conservano per
ora oltre alle proprie armi anche i propri ufficiali e comandanti, se questi
vogliono continuare a combattere sotto gli ordini tedeschi "
(
risposta alla lettera di chiarimenti del gen. Gandin );
* "
Per il punto 6: i soldati e le unità che sono pronte a continuare a
combattere sotto il comando e a fianco delle truppe tedesche devono essere
segnalati numericamente, divisi in ufficiali, sottufficiali e truppa, entro
il 12.9.43, alle ore 17, eventualmente anticipando per telefono "
(
risposta alla lettera di chiarimenti del gen. Gandin ).
Nonostante le numerose testimonianze
rese dai reduci, attestanti la conta ( il cosiddetto referendum) effettuata nella notte tra il 13 e 14
settembre, qualche irriducibile dottor Azzeccagarbugli si ostina ancora oggi, a 67 anni dai
fatti, a negarne l'avvenuto svolgimento. Eppure la prova è
contenuta nella frase ad effetto ("...Per
ordine del Comando
Supremo italiano e per volonta' degli ufficiali e dei soldati, la Divisione Acqui non cede le armi"),
inventata ad arte dal cap. Bronzini
nel tentativo di
nascondere il vero incipit della "notifica" del gen. Gandin ai tedeschi del 14
settembre: ''La divisione si rifiuta di eseguire il mio ordine...".
A Cefalonia il 15 settembre i Comandi non vogliono sapere di
attaccare........
Alle 9,40 del 15 settembre il Comandante
della Regia Marina cap. Mario Mastrangelo, servendosi del ponte radio di
Corfù, inviò il seguente messaggio a Marina Brindisi:
"N.
1342 - Qui situazione sempre incerta i
Comandi non vogliono sapere di attaccare".
Il Capitano di Fregata Mario
Mastrangelo, Comandante della Marina di Cefalonia, Medaglia d'Oro al
V.M., che alle 11 dell'11 settembre del 1943 consegnò al gen. Gandin il
radiogramma del C. S. di Brindisi che intimava al generale di "considerare
le truppe tedesche nemiche".l
Motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. al
cap. Mario Mastrangelo: "Comandante di Marina a Cefalonia, all'atto
dell'armistizio, eseguiva con decisione e senza esitazione alcuna gli ordini
relativi allo sgombero del naviglio. Intuita tra i primi la possibilita' e
l'utilita' di una pronta azione contro i tedeschi, ne fu strenuo assertore
presso il Comando dell'isola. In un ambiente quanto mai eccitato per la
divisione degli animi, manteneva salda la disciplina tra i reparti di Marina
a Lui affidati e, presa l'iniziativa di reagire con le proprie batterie,
quantunque in minorate condizioni fisiche, manteneva il comando, dando prova
di attaccamento al dovere ed elevato spirito aggressivo durante lunghi ed
accaniti combattimenti. Catturato, veniva barbaramente trucidato dal nemico
che vedeva in Lui uno dei promotori di quella disperata ed eroica
resistenza. Faceva cosi' olocausto della vita alla Patria, tenendo alto
l'onore delle armi e lasciando ai posteri fulgido esempio di alte virtu'
militari". (Argostoli - Cefalonia, 8-24 settembre 1943)
Il gen. Gandin tratto' fino a poche ore prima dell'attacco tedesco del 15 settembre:
"Trattative ancora in corso. Il
comandante (Barge, nda)
e' ancora presso il gen. Gandin. Attacco preparato in collegamento con
l'ufficiale responsabile degli Stukas..." (Radiogramma del ten. Thun,
partito da Cefalonia alle 22,00 del 14.09.1943 e diretto al XXII Corpo
d'Armata del gen. Lanz)
"Il gen. Gandin si e' dichiarato pronto a
cedere solo le armi pesanti fisse. Egli vuole passarci l'artiglieria mobile
e la contraerea solo al momento dell'imbarco. I nostri preparativi per
l'attacco sono ultimati. Il momento piu' favorevole per l'inizio dell'attacco
e' alle ore 14,00..." (Radiogramma del ten. col. Barge, partito da
Cefalonia alle 5,30 del 15.09.1943 e diretto al XXII Corpo d'Armata del gen.
Lanz)
Il cap. Angelo Longoni, incaricato dal
gen. Gandin di trattare la resa con i tedeschi la mattina del 15 settembre
"Verso le 10 del 15 settembre nella
solita casetta in prossimità del porto può aver luogo il convegno decisivo.
Gli animi sono eccitatissimi. Il gen. Lanz accettava le condizioni del
comando italiano ma a sua volta chiedeva come garanzia la consegna di 11
ostaggi, tra cui un generale e alcuni ufficiali superiori. Gli italiani
replicavano che se i tedeschi insistevano nella richiesta noi pretendevamo
analoga garanzia. Le trattative, già compromesse dall'ammaraggio di grossi
apparecchi da trasporto tedeschi si arenavano. Il ten. Fauth prendeva tempo,
ancora una volta per l'estremo tentativo e si allontanava. Tutte le
richieste italiane vennero accettate...Gli italiani accettavano di ritirarsi
nella zona delimitata in attesa dell'imbarco. Ai tedeschi sarebbero andati i
pezzi di preda bellica ceduti agli italiani. La firma del gen. Lanz a
garanzia dell'accordo". (Testimonianza del cap. Angelo Longoni)
3 ore dopo questo
"accordo", intorno alle 13,30 del
15 settembre, Argostòli venne attaccata dagli Stukas. Dopo 2
ore il gen. Gandin informo' il CS di essere stato costretto ad aprire (sic!)
le ostilità con i tedeschi:
"Prego informare autorità competente che
oggi sono stato costretto aprire at Cefalonia ostilità con tedeschi Alt Generale Gandin". (Radiogramma inviato
al Comando 7^ Armata dal gen. Gandin il 15 settembre 1943 alle ore 15,20)
* * *
Cefalonia, indizi su Mussolini - 1
il ten. col. Johannes Barge, comandante del
presidio tedesco di Cefalonia fino al 16 settembre 1943.
Come mandante dell’ultimo
atto della strage di Cefalonia, la fucilazione degli italiani intorno alla
Casetta Rossa il 24-25 settembre 1943, c’è un indiziato nuovo: Benito
Mussolini. Ad accusarlo è il tenente colonnello Johannes Barge, che era
stato il comandante tedesco a Cefalonia fino al 16 settembre 1943, poi
destituito dal gen. Lanz .
Come risulta da un verbale
di interrogatorio della prima inchiesta aperta in Germania sull’eccidio,
risalente agli anni sessanta, Barge dichiarava il 4 novembre 1964 al
procuratore di Dortmund, Obluda: “Prima che io lasciassi l’isola di
Cefalonia, ho saputo di un telegramma di Mussolini, il quale aveva ordinato
che gli ufficiali della divisione Acqui, che egli definiva ammutinati,
dovessero essere fucilati come punizione per la loro diserzione… Io non ero
più a Cefalonia quando gli ufficiali vennero fucilati. Anche Hirschfeld
[il nuovo comandante] rimase sbalordito come me. Egli sollevò dubbi sulle
modalità d’esecuzione di un tale ordine di fucilare oltre 100 ufficiali e
sull’opportunità di gettare i corpi dei fucilati in una fossa comune o di
farli affondare in mare. Vorrei aggiungere che nell’ordine di fucilazione di
Mussolini erano stati espressamente esclusi i cappellani militari”…
Mussolini sapeva di non poter dare ordini ai tedeschi. Ma forse proprio per
la sua debolezza, voleva dimostrare a Hitler la sua determinazione nel
riprendere in mano lo Stato e l’esercito. (dal Corriere della sera 24
novembre 2007 riportiamo il documento e la riflessione conclusiva
dell’autore Paolo
Paoletti)
Cefalonia, indizi su Mussolini - 2
Nella sentenza di archiviazione del tribunale
di Dortmund è riportata questa dichiarazione dell''ex
caporale Werner Helmbold, della 4a compagnia del 910° battaglione del
966° reggimento
di stanza a Lixouri:
"Già all'inizio delle ostilità sono venuto a sapere da feriti della 4a
compagnia che erano stati portati da me in infermeria che c'era un ordine di
Hitler e Mussolini secondo cui non dovevano essere fatti prigionieri. Tutti
gli uomini della divisione "Acqui" dovevano essere fucilati".
Nel link http://www.repubblica.it/infografica/cefalonia/index.html
si puo' leggere la sentenza di archiviazione del tribunale militare di
Dortmund.
Cefalonia:
morto l' ultimo imputato caso chiuso senza
colpevoli
A 66 anni dall'eccidio della
Divisione Acqui, scompare l'ex ufficiale nazista Otmar Muhlhauser
Nessun colpevole. A 66 anni
dall'eccidio di Cefalonia, la morte dell'ex ufficiale nazista Otmar
Muhlhauser, unico imputato nel processo in corso davanti al tribunale
militare di Roma per la strage dei soldati italiani, chiude, senza condanne,
il procedimento. Muhlhauser, infatti, è morto nella sua abitazione in
Baviera. Il prossimo 8 settembre avrebbe compiuto 89 anni. L'ultima
inchiesta sulla strage dei soldati della Divisione Acqui fu aperta dalla
procura militare di Roma che, lo scorso gennaio, chiese il rinvio a giudizio
di Muhlhauser con l'accusa di aver ordinato la fucilazione del generale
Antonio Gandin e di altri ufficiali italiani. Il 5 maggio, alla prima
udienza del processo, la difesa di Muhlhauser sostenne che l'imputato era
incapace di intendere e di volere. Il giudice dispose una perizia
psichiatrica, rinviando al prossimo 5 novembre. Ma la morte di Muhlhauser
cancella questa scadenza. Dell'ufficiale nazista restano questa parole: "Tra
gli ufficiali tedeschi si parlava della divisione italiana solo come dei
traditori. Con l'ordine del Fuhrer era già chiaro che coloro che
appartenevano alla divisione italiana andavano trattati completamente da
traditori. Al tradimento vi era solo una risposta: l'esecuzione". Dunque,
la vicenda giudiziaria per il peggior eccidio di militari italiani
prigioneri compiuto dai tedeschi nella Seconda guerra mondiale si conclude
senza colpevoli. Se si esclude, infatti, la condanna 'simbolica' inflitta
dal tribunale di Norimberga al generale Hubert Lanz (12 anni, ma ne scontò
solo tre) tutti i numerosi processi che si sono svolti in Italia e in
Germania si sono conclusi con un niente di fatto. "Ancora una
volta ha trionfato la ragion di Stato - ha affermato Marcella De Negri,
figlia di Francesco De Negri, ufficiale fucilato a Cefalonia - Muhlhauser
non ha mai avuto alcun segno di pentimento ed ora è morto, tranquillo, nel
suo letto".
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E il mare...laggiu'
di Luciana Baldassarri
Il
senso generale dell'isola di Cefalonia e' il passaggio lento,
straordinariamente lento del tempo cristallizzato nell'azzurro mutevole
del suo mare e scandito dal diapason monotono dei grilli e delle cicale.
E in questo tempo senza e fuori da ogni categoria, nel vento che la
batte instancabile, si respira un'aria tersa e vigorosa, intrisa di
mito, di civilta', di culto, di memoria. Ma bisogna imparare anche a non
fidarsi di quest'isola, dove in un giorno sereno all'improvviso si
scatena forte ed impetuoso il maestrale, scompigliando in un attimo
tutto cio' che credevi di avere in qualche modo sistemato. Che cos'e'
veramente accaduto qui sessant'anni fa ai ragazzi dell'eroica
Divisione Acqui trucidati dai Tedeschi subito dopo l'armistizio? Perche'
il giovane e coraggioso tenente Silvio Liotti ha rinunciato per sempre
alla sua bella e recente sposa? E che ne e' stato dell'amore che lo ha
accompagnato, ostinato, caparbio e fiero come il Socrate di Anghelos, al
muro della Casetta Rossa tra lo scintillio acre del mare e la cupa eco
delle mitraglie? Perche' tanti morti innocenti? Perche'?... continuo a
chiedermi. Mi risponde solo il guizzo abbagliante di una ragnatela
adagiata sul fondo del mare, una falena nell'acerba pace dell'estate...
Ancora un
romanzo su Cefalonia, ancora la memoria che sopravvive alla guerra e ai
suoi disastri. Questo e' un romanzo-verita' che nasce dopo anni e anni
dalla strage del '43. L'autore, Luciana Baldassarri, torna nell'isola e
rivive i momenti piu' significativi della grande mattanza (migliaia di
soldati ed ufficiali della Divisione Acqui massacrati dalle truppe
tedesche dopo la proclamazione dell'armistizio). E li rivive con la
passione di oggi, ricostruendo gli avvenimenti tramite il racconto degli
abitanti greci dell'isola, che furono testimoni, o figli di testimoni; e
tramite le visite al modesto Museo della Acqui, che la pieta' dei
Cefalioti ha dedicato alla Divisione italiana. Un' avvincente storia
d' amore e di morte, in quello splendido specchio d' acqua mediterranea in
cui giace Cefalonia; una storia che continueremo a tramandarci di
generazione in generazione, fintanto che il ricordo sopravvivera' in
ciascuno di noi. (Marcello Venturi)
Plectica Euro15,00 |

Luciana Baldassarri (Salerno, 1951) insegna
materie letterarie negli istituti superiori. Ha alternato agli studi
filologici la passione per l'arte, collaborando alla presentazione di
significative mostre sulla pittura del '900 ed ha contribuito alla
conoscenza e alla divulgazione della storia della sua terra con il
volume Salerno nella leggenda (2003). Negli ultimi anni si e' impegnata
su temi di ricerca storica, riguardanti la Resistenza e la lotta di
liberazione combattuta dalle popolazioni meridionali contro la barbarie
nazi-fascista.

La prof. Luciana
Baldassarri alla presentazione del romanzo "Cefalonia - E il mare...laggiu' "
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Argostoli-Cima
Telegrafo: Il Monumento ai Caduti della Divisione Acqui
(fotografia di Silvio Lenza)

Balilla
all'addestramento militare del "sabato fascista". Molti di questi
ragazzi moriranno in guerra.
Mussolini a cavallo, 1937
''...Non basta il gran pennacchio / la sciabola e il cavallo / per battere
gli eserciti / buffon di un maresciallo!...''. (Versi di Ennio Viggioni, 1942)
Roma1938: raduno di vigili urbani?
No. Sono Mussolini e Starace in attesa….Se
questi due buffoni avessero coltivato maggiormente la naturale
inclinazione alla "vigilanza urbana", avrebbero sicuramente risparmiato
agli italiani tantissime sciagure.
(*) CEFALONIA: i numeri
dell'eccidio

Vittorio Emanuele III Mussolini e Badoglio
gen. Ambrosio
gen. Roatta
"...Dei
525 ufficiali del presidio di Cefalonia, ne furono fucilati, dal 22 al
24 settembre, circa 370; degli 11 mila uomini di truppa, circa 3 mila..."
( da "Cefalonia" - Ministero della Difesa, Stato Maggiore Esercito,
Ufficio Storico - 1947)
"...Nell’isola di Cefalonia,
l’8 settembre 1943, stanziavano 2.000 tedeschi della Wermacht e 8.000
italiani della Divisione Acqui... ”.
( da "Il Calendesercito" 2004)
Per
fornire un numero approssimativo dei Caduti italiani a Cefalonia,
quello esatto non sarà mai possibile definirlo, bisognerebbe
innanzitutto stabilire quanti fossero realmente gli effettivi della
divisione Acqui e dei Reparti ad essa aggregati, presenti a
Cefalonia dopo l'8 settembre del 1943. L'ultimo dato ufficiale della
forza della divisione è quello dell'Archivio dell'Ufficio storico
dell'Esercito ed è riferito al 15 novembre 1942. Gli effettivi della
divisione Acqui, dislocati a Corfù, Cefalonia, Itaca, Phanos, Praxos,
Zante, Santa Maura (Leucade) e Strofadi, erano 708 ufficiali e
15.759 tra sottufficiali e truppa, per un totale di 16.467 uomini.
La letteratura del dopoguerra ha tradizionalmente fornito per
Cefalonia un numero di effettivi di poco più di 11.500 soldati
di cui 525 ufficiali. Questo dato contrasta però in maniera evidente
con quello fornito nella pubblicazione dell'Esercito del 2004: 8.000
uomini. Quest' ultimo dato, se ne fosse accertata l'
autenticità, potrebbe, una volta per tutte, fare chiarezza sul
numero (sempre approssimativo e mai esatto) dei soldati italiani
Caduti (morti in combattimento, trucidati per rappresaglia, annegati
in mare) a Cefalonia nel settembre del 1943. Dai verbali delle
esumazioni, redatti dal Cappellano militare Don Luigi Ghilardini, sebbene molti cadaveri si erano decomposti
ovvero erano stati bruciati o gettati in mare, risultano
esumati e traslati 1139 cadaveri nel 1944 , altri 687 nel 1952 e nel 1953 in 2
cisterne di Troianata c’erano forse ancora circa 600 morti da recuperare, per un
totale di circa 2.400 soldati italiani morti. Se a questi soldati morti
in battaglia e trucidati per rappresaglia dai tedeschi si aggiungono
quelli annegati durante i trasporti da Cefalonia a Patrasso, sarebbe
verosimile il numero di circa 4.000. Dalle carte della marina
tedesca risultano imbarcati circa 6.350 italiani prigionieri di cui
circa 2.550 provenienti da Zante e circa 3800 del presidio di
Cefalonia. A Cefalonia restarono sull'isola fino al 1944 circa 1.300
prigionieri del presidio italiano. Pertanto, i prigionieri
fatti a Cefalonia dai tedeschi sarebbero circa 5000. Questo dato è
confermato dai documenti tedeschi, anche se il numero dei
prigionieri, secondo altri documenti tedeschi, potrebbero essere di
circa 4.000. In definitiva i circa 4.000 Caduti sommati
ai 4.000/5000 prigionieri ridurrebbero ad 8.000 (al
massimo 9.000) gli effettivi della divisione Acqui presenti a
Cefalonia dopo l'8 settembre 1943. Nella "Relazione sui fatti di Cefalonia" che
il console fascista Vittorio Seganti
scrisse ed invio' il
10 gennaio 1944 - a poco piu' di
tre mesi dai fatti - al
Segretario Generale del Ministero degli Esteri di Salo', Serafino Mazzolini
si legge :"...Fu cosi' che interi reparti vennero
mitragliati e venne anche ordinata la fucilazione di tutto il
comando della divisione.
Solo una
quarantina di Ufficiali, su oltre 500, sono scampati all'eccidio,
qualche altro, forse, vive tuttora alla macchia o confuso fra i
soldati nei campi di concentramento. Ad aggravare tale dolorosa
situazione, vi sono stati parecchi battelli che sono saltati in aria
sulle mine durante il trasporto dei prigionieri in terra ferma,
tanto che si possono valutare a circa 6.000 i morti italiani in
Cefalonia...".

Reparti della Divisione Acqui
entrano a Corfu'
Ufficiali della Divisione Acqui a Zante
Ho citato il console fascista
Seganti,
testimone oculare della tragica vicenda
della Divisione "Acqui" a Cefalonia, perche'
per le sue convinzioni filonaziste avrebbe
potuto negare l'entita' degli eccidi perpetrati dalla Wehrmach
o, quanto meno, minimizzarne la portata. Ancora oggi diversi
epigoni nazi-fascisti negano l'esistenza dei campi di
sterminio ed il conseguente genocidio di oltre 6 milioni di ebrei.
Inoltre, le fonti tedesche
riportano in riferimento al numero dei militari italiani della
Divisione "Acqui" caduti prigionieri (sempre a Cefalonia), dopo
la fine della battaglia (22 settembre), la cifra di 5.030 uomini,
rinchiusi nella caserma Mussolini.
Questa cifra è confermata dal cap. Angelo Longoni, del
33° Rgt. Art., che nella sua "Relazione sui fatti di Cefalonia",
scrive:
"...La
crudezza delle cifre ci apparve nella sua realtà ed in tutto il suo
orrore quando nel campo di concentramento di Argostòli ci contarono:
poco più di 5000 su un totale di circa 12.000 uomini che
presidiavano l'isola: Circa un migliaio era caduto in combattimento...".

Fanti italiani all'attacco durante la battaglia di Cefalonia
Lo storico militare tedesco Gerhard Schreiber,
citando il Diario di guerra dell'OKW, scrive: "...contiene,
circa il massacro avvenuto sull'isola, le notizie che seguono...:"A
Cefalonia il comandante italiano e 4.000 uomini furono trattati
[...] in modo conforme all'ordine del Fuhrer poiche' avevano opposto
resistenza". Nel Diario di guerra del Comando supremo del
gruppo di armate E,
citato sempre da
Schreiber, nelle annotazioni del 23 e del 24 settembre 1943, il numero dei
prigionieri italiani sarebbe appena di 4.000 unita': "...A
parte 4.000 uomini, che cedettero le armi a tempo debito, la massa
della divisione ribelle fu distrutta in combattimento, assieme al
suo stato maggiore...".
Nella
puntata del 25 marzo 2001 di History, programma di storia della Zdf, che
la seconda rete pubblica tedesca ha dedicato al massacro di Cefalonia,
sono stati presentati ampi stralci dei diari degli "alpini" Waldemar
Taudtmann e Alfred Richter.
"...Non
si faranno prigionieri, tutto cio' che appare davanti agli occhi verra'
abbattuto...", annota Taudtmann sul suo quaderno, la mattina del
20 settembre. "...Fucilati,
abbattuti, calpestati con gli scarponi da montagna, gli uomini
dell'artiglieria costiera giacciono ancora ai loro posti...",
annota Richter il 21 settembre, nel vedere i corpi senza vita dei
soldati di una postazione italiana. Una giornata tragica, la prima
dell'autunno 1943. Al mattino, il 98^ reggimento del III battaglione
degli alpini tedeschi riceve l'ordine di attaccare la citta' di Dilinata
e neutralizzare le due compagnie italiane che la controllano.

gen. Lanz
magg.
Hirschfeld
magg. Klebe
Ecco il
racconto di Richter: "...Vengono sparati soltanto pochi colpi, poi
gli italiani agitano i fazzoletti bianchi e cominciano a venir fuori a
gruppi, correndo. Ma quando noi raggiungiamo l'altura, li troviamo tutti
per terra, morti, sono tutti stati colpiti alla testa. Quelli del 98^
li hanno dunque uccisi dopo che si erano arresi...". Ma
l'esperienza peggiore e' quella del pomeriggio, quando il battaglione di
Richter accetta la resa di altre due compagnie dell'Acqui: "...Non
vogliono combattere contro di noi e pensano di aver salvato la vita
arrendendosi. Torniamo a Frankata e consegniamo i prigionieri. Ma qui li
attende una sentenza terribile. Li portano vicino al ponte, nei campi
recintati da muri fuori dalla citta', e li fucilano. Rimaniamo due ore
sul posto e per tutto il tempo sentiamo i colpi senza interruzione...,
le grida arrivano fin nelle case dei greci. Anche medici e preti
partecipano alle esecuzioni... Un gruppo di soldati bavaresi prova a
rifiutarsi, ma un ufficiale li minaccia di mettere anche loro al muro...".
Nella
sentenza di archiviazione del marzo 2007 del procuratore di Dortmund
Maaß sono ricostrui i fatti, come sono emersi dalle ricerche di
archivio, dalla documentazione italiana acquisita, dalle rogatorie e
dalle deposizioni di centinaia di nuovi testimoni tedeschi, italiani e
greci. Le dimensioni del massacro sembrano confermate rispetto
all'elevato numero di vittime, fatto nei rapporti tedeschi dell'epoca
(circa 4.000). Forse bastano otto stragi come Troianata, (questo il
commento del procuratore tedesco: "E' fuori di dubbio che in
quest'area vennero eseguite fucilazioni di massa di grosse dimensioni "),
Frankata, Kardakata, Prokopata, Kutzuli, Stephata, Valsamata e Capo
S.Teodoro a raggiungere quella cifra.

Il caporale Adino Mariotti,
fucilato a Troianata il 22 settembre 1943 e la comunicazione informale
alla famiglia del cappellano militare don Ghilardini. (Da
Facebook -
Amici della "Divisione
Acqui" in memoria del Caporale Adino Mariotti - di Valerio Mariotti).
Il
caporalmaggiore Emil Schmid ha dichiarato:
"Poco
dopo la fine dei combattimenti i 100-200 prigionieri italiani presi
dall'11^ compagnia furono fucilati con mitragliatrici su ordine del
capitano
Göller
da un plotone di esecuzione della 11^ compagnia".
Il maresciallo capo Johann Weinsteiger ha dichiarato: "Questa
esecuzione fu fatta presumibilmente da appartenenti alla 11^ compagnia...il
comandante era anche sul posto...si trattava del capitano
Göller
....ricordo che costui, come io stesso ho sentito, rimproverava
aspramente alcuni mitraglieri della sua compagnia che evidentemente non
potevano o non volevano più eseguire alcuna fucilazione e tra l'altro
diceva che erano troppo deboli ".
l'ex ten. Sigwart
Göller, uno dei "macellai" della Wehrmacht a Cefalonia
Al "macellaio"
Göller
il
17.11.1943 pervenne questa " lettera di elogio" di Hitler: "Esprimo
al tenente Sigwart
Göller
il mio particolare riconoscimento per le sue
eccezionali prestazioni sul campo di battaglia di Dilinata il 21/09/1943
".
Spiros Garbis, un testimone
oculare greco, ha indicato al procuratore Maaß almeno nove posti intorno
al villaggio di Frankata dove furono fucilati soldati italiani. Il
procuratore tedesco elenca molte località di massacri mai indicate
finora: 62 soldati a Divarata, un numero imprecisato a Pontikos. Scrive
il procuratore: "Una settantina di prigionieri, la maggior parte
dei quali portava al braccio la fascia con la croce rossa, venne
allineata lungo la facciata della scuola elementare di Dilinata e
falciata con due mitragliatrici". Finora si sapeva solo che 67
uomini della 44° sezione di sanità militare erano stati fucilati presso
Frankata. Colpisce in particolare il massacro di circa 200 soldati nella
cava di pietra di Stephata, di cui nessuno aveva mai parlato prima. Il
soldato Ernst Köhler vide che "circa 200-250 soldati furono
portati contro una parete di roccia e mitragliati". Finora le
località dei massacri erano tredici, ora si scopre che il filo di sangue
lasciato è in realtà una ragnatela rossa che copre tutta la parte centro
settentrionale dell'isola.
Viene
confermato quanto aveva scritto il prof. Paoletti nel libro "Cefalonia
1943: una verità inimmaginabile", ovvero che il "19
settembre per ordine di un alto ufficiale italiano vennero fucilati una
ventina di soldati italiani, che avevano ripreso le armi dopo che le
avevano deposte". Il
procuratore di
Dortmund Maaß
precisando che: “Nello sforzo di comprendere i fatti nella loro
interezza, è possibile che si sia giunti a diverse descrizioni di una
stessa esecuzione", sottolinea che: "Le informazioni che le
esumazioni ci hanno
fornito, che vanno a completare le testimonianze presenti nell’ordinanza
di archiviazione del 17.09.1968 circa il numero degli italiani che hanno
trovato la morte, ci mostrano che fino ad oggi non è possibile
determinare neanche approssimativamente l’esatto numero dei morti”.
Novita' librarie
La "Casetta Rossa" in una
foto dell'epoca
Cefalonia
“Sangue Intorno alla casetta Rossa”
La
fucilazione degli Ufficiali della Divisione
Acqui 24-25 settembre 1943
di
Paolo
Paoletti
La “Casetta Rossa”, un villino tinteggiato
di rosso colpito dalle bombe tedesche, nei
pressi di Capo S. Teodoro, all’estremità sud
del golfo di Argostoli, nella parte
occidentale dell’isola di Cefalonia, fu il
punto di raccolta degli ufficiali della
Divisione Acqui destinati alla fucilazione. Lì, oltre un
centinaio di ufficiali, prigionieri di
guerra, trascorsero le loro ultime ore di
vita, in attesa del loro turno davanti al
plotone d’esecuzione. Gruppi di
otto alpini tedeschi si alternarono, per una
intera mattinata, davanti a tre fosse
naturali per assolvere al loro macabro
rituale di morte. Questa casa in riva al
mare, circondata da un giardino recintato,
si può e si deve considerare uno dei simboli
dell’eccidio di Cefalonia e quindi di uno
dei più iniqui massacri di prigionieri di
guerra dell’intera seconda guerra mondiale.
La ‘Casetta Rossa’ è subito assurta a luogo
rappresentativo della strage dei soldati
italiani della divisione Acqui a Cefalonia.
Il
sacrificio degli ufficiali italiani divenne
subito noto, forse grazie alla missione
inglese presente sull’isola o forse alla
Croce Rossa Internazionale, che sembra aver
fatto un’ispezione sull’isola nelle
settimane successive al massacro. Già nel
dicembre 1944 la Psychological Warfare
Branch, una branca dei servizi segreti
angloamericani addetti alla propaganda,
scriveva nel suo bollettino: “Il
comportamento degli ufficiali italiani alla
triste ‘Casetta rossa’ di Cefalonia non
appartiene alla storia ma al mito. Ad uno ad
uno, nobilissimi cavalieri del dovere e
dell’onore, essi salirono con sublime
serenità il calvario che ancora li separava
dalla gloria”.
Edizioni
Agemina
€ 17,00
S. Ten.
Emilio Micheli, addetto all' Ufficio
Tiro del Comando Artiglieria.
Nato a Milano
il 12.06.1916, laureato in Ingegneria,
iscritto ad un secondo corso di laurea in
Matematica, si era sposato nel 1942 durante
il conflitto. Fu fucilato alla “Casetta
Rossa” il 24.09.1943 ( La fotografia è stata
gentilmente concessa dal nipote Emilio
Micheli )
La sanguinaria stella alpina
La 1a divisione da montagna nella seconda guerra mondiale

di Hermann Frank Meyer (
è in preparazione
l’edizione italiana di questo libro)
Portato sul berretto e sulla manica, l’Edelweiss (Stella alpina) era
il distintivo della prima divisione cacciatori della Wehrmacht, un
reparto d’elite che 11 anni dopo la fine della guerra è stato
ricostituito all’interno del nuovo esercito tedesco (Bundeswehr) con
la stessa denominazione e da ex alti quadri della Wehrmacht. Al suo
interno come pure nell’ambito del «Kameradenkreis der Gebirgstruppe
[«Circolo dei commilitoni delle truppe di montagna»] fondato nel
dopoguerra, l’Edelweiss è considerato ancora oggi il simbolo del «miglior
spirito militare tedesco in pace e in guerra». Naturalmente, quanti
coltivano una simile tradizione passano sotto silenzio i crimini di
guerra commessi nel corso della seconda guerra mondiale. Come questi
crimini siano potuti accadere, chi impartì gli ordini criminali, chi
li eseguì, la disumanità con cui si agì e il modo scandaloso in cui
tutti, ma proprio tutti, i procedimenti aperti nel dopoguerra
vennero archiviati consentendo in tal modo ai responsabili di non
essere chiamati a rispondere dei loro crimini, sono queste le
fondamentali questioni che l’autore affronta e alle quali cerca di
dare una risposta.
Oltre che sulle istruttorie aperte in Grecia, Italia
e Germania e sugli atti del processo contro i «generali del settore
sudest» tenutosi davanti ad un tribunale di guerra americano a
Norimberga, l’autore si è basato sui più importanti documenti della
Wehrmacht, ha «passato al setaccio» l’intera memorialistica di
guerra degli ex cacciatori da montagna, dal contenuto spesso
agiografico, nonché i loro diari privati, ed ha altresì analizzato
le pubblicazioni di storia militare che storici e specialisti
tedeschi, greci, italiani e inglesi hanno dedicato nel dopoguerra
alla prima divisione da montagna. Le ricerche sono state effettuate
in dieci Paesi e in più di due dozzine di archivi. Per ascoltare
testimoni oculari e svolgere ricerche sul posto, l’autore, non di
rado in circostanze avventurose e spesso come primo tedesco dopo la
fine della guerra, si è recato in più di 200 località greche ed
albanesi: località dove il ricordo delle atrocità commesse dagli
occupanti tedeschi è ancora ben vivo nonostante siano ormai
trascorsi più di sei decenni dall’epoca dei fatti.
Il gen. Lanz tenne il comando solo per poche
settimane. Nel luglio del 1943 venne incaricato di costituire in
Grecia il XXII corpo d’armata da montagna, al quale vennero
gerarchicamente sottoposte la prima divisione da montagna e la 104a
divisione cacciatori («Il nuovo XXII corpo d’armata da montagna»).
Fu in questa veste che dopo l’8 settembre del 1943 Lanz venne
incaricato di procedere al disarmo delle truppe italiane nella
Grecia occidentale e nell’Albania meridionale. Il massacro dei
soldati e degli ufficiali italiani fatti prigionieri che ebbe luogo
nelle isole di Cefalonia e Corfù costituisce uno dei temi centrali
del libro. A Cefalonia secondo il calcolo dello studioso tedesco
sarebbero morti in totale circa 4.000 Italiani; 2.500 sull’Isola,
nelle esecuzioni, ma anche in azioni di combattimento o nei massicci
bombardamenti della Luftwaffe. Altri 1.500 prigionieri sarebbero
morti durante il trasporto dall’Isola, perché le navi finirono
sulle mine ed affondarono.
Hermann
Frank Meyer, autore di ricerche storico-militari
sull'occupazione tedesca della Grecia, nel 1989 ha pubblicato "Disperso
in Grecia", una ricerca incentrata, tra l'altro, sulla sorte di suo
padre che, caduto prigioniero insieme a 49 soldati e civili tedeschi
e italiani, fu fucilato nell'aprlile 1943 da partigiani greci. Del
1999 "Kommeno", la ricostruzione di un eccidio perpetrato ai danni
di 317 civili inermi nell'omonimo paese dell'Epiro. Del 2002 il suo
volume "Da Vienna a Kalavryta. La traccia insanguinata della 117a
Divisione cacciatori attraverso la Serbia e la Grecia".
SIAMO A CORTO DI CORDA SPINOSA.....

gen. Antonio Gandin
Il gen. Gandin, non ancora
comandante della Divisione ACQUI,
nel marzo del '43 si preoccupava di reperire corda spinosa per i
prigionieri di guerra e gli internati civili (donne, vecchi e
bambini) "ospiti" nei campi di concentramento dell'Italia fascista, secondo le direttive impartite da Mussolini:
"...La costituzione di numerosi campi e
distaccamenti di lavoro per pg. (prigionieri di guerra, nda)
risponde a precise direttive impartite dal Duce. Il fabbisogno
minimo di corda spinosa per le esigenze di sicurezza dei campi di
cui e' cenno sopra e di quelli di concentramento per pg. e ic.
(internati civili, nda) e' stato calcolato in misura inferiore
alle effettive necessita'. Il quantitativo assegnato corrisponde a
meno della meta' di quello richiesto e in mancanza dell'assegnazione
richiesta si dovrebbe contenere in proporzioni relativamente modeste
l'attuazione del piano unitario d'impiego dei prigionieri di cui
trattasi...'' (Alessandra Kersevan, Un campo di concentramento
fascista - Gonars 1942-1943 / AUSSME, U.P.G. Diari marzo 1943, All.
n. 63 - Comunicazione del gen. Gandin all'Ufficio Prigionieri di
Guerra del 17 marzo 1943 )
MEDAGLIA
D'ORO AL MERITO DELLA RESISTENZA !!!

Il Capitano Cappellano Capo
Romualdo Formato, insignito della Medaglia d'Oro al Merito
della Resistenza
".... Ancor piu' grottesco e offensivo
per i partigiani combattenti e' che il frate che aveva accettato il
soldo nazista abbia ricevuto anche una Medaglia d'Oro commemorativa
della Resistenza Italiana. Cos'aveva a che spartire questo sacerdote
con la Resistenza che non fece almeno fino al 31 dicembre 1944?
Crediamo che don Formato sia uno dei pochi volontari della RSI che
sia riuscito a ricevere la medaglia d'Oro al Merito della Resistenza
dalla parte politica opposta..." (P. Paoletti - Il Capitano Renzo
Apollonio, l'eroe di Cefalonia)
***
I RAGAZZI DI
CEFALONIA E CORFU' CHE SONO TORNATI
FAUSTO BERETTA
Fausto Beretta, 1940
Fausto Beretta, 1955
Fausto Beretta, Roccafranca (BS) 21.06.1920
- Ghedi (BS) 28.09.2009. Partito il 16 marzo del '40 per la
campagna di Grecia, è stato uno dei protagonisti della Resistenza
della Divisione Acqui a Cefalonia con il 17° Reggimento Fanteria.
(Le fotografie sono state gentilmente fornite dalla dott.ssa Sabrina Penocchio,
nipote del Reduce)
* * *
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MOSTRE
I Ragazzi del 43 - Il
ricordo
dei Militari della Divisione "ACQUI" di Salerno e
Provincia Caduti a Cefalonia e Corfù nel settembre del 1943

Immagini della Mostra per
onorare il ricordo dei Militari della Divisione "ACQUI" di Salerno e
Provincia Caduti o Dispersi a Cefalonia e Corfù, a cura di Luciana
Baldassarri, Graziano Palamara, Silvio Lenza e Mario Ranieri , tenutasi
a Salerno dal 30 Settmbre al 5 Ottobre 2008 nella chiesa dell'Addolorata
- Complesso monumentale di S. Sofia
La prof.ssa Luciana Baldassarri,
curatrice della Mostra, a colloquio con due familiari di Caduti
(fotografia di Silvio Lenza)
* * *
25 Aprile
2013
Festa Nazionale della Libertà e della Democrazia
68° Anniversario della
Liberazione

L'organo
della Democrazia Cristiana annuncia l'avvenuta Liberazione
IL FASCISMO NON E'
UN'OPINIONE MA UN REATO.........

Sandro
Pertini parla a Milano dopo la Liberazione
Il 30 novembre 1929 Pertini fu condannato dal
Tribunale Speciale. Durante la pronuncia della sentenza si alzò
gridando: «Abbasso il fascismo! Viva il socialismo!» .
Pertini, non riconoscendo l'autorità fascista
e quindi il tribunale che lo aveva condannato, si dissociò
pubblicamente dalla domanda di grazia presentata dalla madre con
parole molto dure, sia per la madre che per il presidente del
Tribunale Speciale:
« Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho
pianto lacrime di amarezza e di vergogna - quale smarrimento ti
ha sorpresa, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di
debolezza? E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per
un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare
la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi
hai sempre compreso che tanto andavi orgogliosa di me, hai
potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente così
allontanata da me, da non intendere più l'amore, che io sento
per la mia idea?» (Lettera di Sandro
Pertini alla madre, 1933)
* * *
"Io mi domando,
onorevoli colleghi, come i nostri posteri, tra cento anni,
giudicheranno questa nostra Assemblea Costituente. Se la
sentiranno alta e solenne come noi oggi sentiamo alta e solenne.
Credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo,
che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova
storia e si immagineranno che in questa nostra Assemblea, mentre
si discuteva della nostra Costituzione repubblicana, seduti su
questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri i cui nomi
saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo
di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti
nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e
nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei
mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a
Gramsci fino ai giovinetti partigiani. Essi sono morti senza
retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si
trattasse di un lavoro quotidiano da compiere, il grande lavoro
che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di
questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più
difficile, quella di morire, di testimoniare con la resistenza e
la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito
cento volte più agevole, quello di tradurre in leggi chiare,
stabili e oneste il loro sogno di una società più giusta e più
umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a
debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono i nostri
morti, non dobbiamo tradirli. Ora e sempre Resistenza!"
(Trascrizione
dell’intervento di Piero Calamandrei alla seduta dell’Assemblea
Costituente del 7.3.1947)
* * *
"...La maturità delle motivazioni ideali e
politiche che caratterizzarono la Resistenza in Italia sarebbero
venute più tardi, ma a Cefalonia si manifestò un impulso
nobilissimo e destinato a dare i suoi frutti. Si può ben
cogliere un forte legame ideale fra quell'impulso e la
successiva maturazione dello spirito della Resistenza. Molto si
continua a scrivere e a discutere sul clima che si creò in seno
alla Divisione Acqui in quei terribili giorni. Ma non c'è
polemica storiografica o pubblicistica che possa oscurare
l'eroismo e il martirio delle migliaia di militari italiani che
scelsero di battersi, caddero in combattimento, furono
barbaramente trucidati. Anche qui si creò la premessa essenziale
per la costruzione di una nuova Italia democratica..."
(Giorgio Napolitano, Cefalonia 25 Aprile 2007)
* * *
"...E gli onori dorati vergognosamente dati a chi non li merita..."
(W.Shakespeare)
* * *
"...Dove sono i
generali che si fregiarono nelle battaglie con cimiteri di croci
sul petto..." (Fabrizio De Andrè)
* * *

decorazione tedesca:
croce di ferro di I classe
Gen. Antonio Gandin
EROE O RESPONSABILE DELL'ECCIDIO?
Il Generale di Divisione Antonio GANDIN, Comandante della Divisione
Acqui, Medaglia d'Oro al V. M.,
fucilato dalla Wehrmacht a Cefalonia il 24.9.1943.
Antonio
Gandin, nato a Sora (FR) nel 1891 da una famiglia veronese, era uscito
nel 1910 dalla Scuola di Modena come sottotenente di fanteria in
servizio permanente. Aveva combattuto in Libia e nella prima guerra
mondiale, con una medaglia d'argento; nel 1917, promosso maggiore, era
passato a compiti di Stato maggiore. Dopo la guerra aveva alternato il
comando di reparti di fanteria al servizio di Stato maggiore e
all'insegnamento presso la Scuola di guerra. Colonnello nel 1935, nel
1938 aveva assunto la direzione della piccola segreteria di Badoglio.
Nel dicembre 1940 era diventato capo del reparto operazioni del Comando
supremo: un incarico di alta fiducia che ne faceva il diretto
collaboratore del Capo di Stato maggiore generale Cavallero; si era
occupato di pianificazione operativa e aveva svolto una lunga serie di
delicate missioni di collegamento e ispezione sia presso gli alti
comandi tedeschi, sia sui diversi fronti di guerra. Generale di
divisione nel 1943, tra le altre decorazioni si fregiava della croce di
ferro tedesca di I classe. Dal mese di giugno del 1943 aveva assunto il
Comando della Divisione Acqui.
* * *
ETERNA
GLORIA ALLA DIVISIONE ACQUI FEDELISSIMA ALLA PATRIA TRUCIDATA DALLA WEHRMACHT A CEFALONIA
E CORFU'
NEL
SETTEMBRE 1943

Il Generale di Brigata GHERZI, Comandante della Fanteria
Divisionale, Medaglia d'Oro al V.M., e il Colonnello ROMAGNOLI,
Comandante dell'Artiglieria, Medaglia d'Oro al V.M., trucidati dalla Wermacht a
Cefalonia

IL Colonnello LUIGI LUSIGNANI, Comandante del
Presidio di Corfu',
Medaglia d'Oro al V.M., trucidato dalla Wehrmacht a Corfu'.

Il Colonnello ELIO BETTINI,
Comandante del 49^ Rgt. Parma, Medaglia d'Oro al V.M., trucidato dalla Wehrmacht a
Corfu'.

I Ten. Col. FIORETTI, Capo di S.M.,
MAVM, e MALTESE, Comandante
del III Btg./17^ Rgt., trucidati dalla Wehrmacht a Cefalonia.

I Maggiori PICA, Comandante del 7^ e
188^ Gruppo Art. di C.d'A., Medaglia d'Oro al V.M., e ALTAVILLA,
Comandante del II Btg./17^ Rgt., Medaglia d'Argento al V.M., trucidati
dalla Wehrmacht a Cefalonia.

I Capitani MASTRANGELO, Comandante del Presidio della Marina,
Medaglia d'Oro al V.M., e GASCO, Comandante del Presidio dei
RR.CC.,
Medaglia d'Argento al V.M.,trucidati dalla Whermacht a Cefalonia

I Capitani SAETTONE, Stato
Maggiore della Divisione, e POZZI, Commissario della Marina,
trucidati dalla Wermacht a Cefalonia

I Tenenti AMBROSINI,
Comandante della V Batteria del Rgt. Artiglieria, Medaglia d'Oro al V.M.,
e PETRUCCELLI, Comandante di plotone della 2a comp. del VII Btg. CC,
Medaglia d'Oro al V.M., trucidati dalla Wehrmacht a
Cefalonia
Il Tenente SOLITO, Commissario
della Marina, Medaglia d'Argento al V.M., trucidato dalla
Wehrmacht a Cefalonia e il Capitano CIAIOLO , comandante della V
Compagnia del 317^ Rgt./Ftr., Medaglia d'Argento al V.M., Caduto in
combattimento a Cefalonia

27
gennaio 2013
Il giorno della
memoria
Il 27 gennaio del 1945 l'Armata
Rossa libero' il campo di sterminio di Auschwitz in Polonia. In questa
data simbolica viene celebrata la giornata della memoria per non
dimenticare l'orrore dell'Olocausto.

La Risiera di San Sabba,
divenuta tristemente famosa per essere l'unico campo di sterminio sul
territorio italiano.
Secondo calcoli effettuati
sulla scorta delle testimonianze, il numero delle vittime cremate nella
Risiera e' oscillante tra le tre e le cinquemila persone. Lo sterminio sistematico degli ebrei,
deciso e concretizzato dal Terzo Reich, venne attuato con la
collaborazione parziale o totale dei governi o dei movimenti politici di
altri Stati; venne interrotto dalla vittoria militare dell'Alleanza
degli Stati antifascisti e dei movimenti di Resistenza. Se invece i
vincitori fossero stati la Germania nazista, l'Italia fascista, la
Francia di Vichy, la Croazia degli ustascia ecc., non un solo ebreo
sarebbe rimasto in vita nei territori controllati da questi regimi.
10 febbraio
2013: Giornata della memoria

Il recupero di una salma da una foiba
Quante furono le vittime delle foibe? Nessuno lo sapra' mai! Di certo non
lo sanno neanche gli esecutori delle stragi. Questi non hanno parlato e
non parlano. D'altra parte e' pensabile che in quel clima di furore
omicida e di caos ben poco ci si curasse di tenere contabilita' delle
esecuzioni. Sulla base di vari elementi (escludendo Basovizza ) si
calcola che gli infoibati furono alcune migliaia. Piu' precisamente,
secondo lo studioso triestino Raoul Pupo: "il numero degli infoibati
puo' essere calcolato tra i 4 mila e i 5 mila, prendendo come attendibili
i libri del sindaco Gianni Bartoli e i dati degli anglo-americani".
***
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