LA RESISTENZA DELLA  DIVISIONE "ACQUI" A CEFALONIA E  CORFU' NEL SETTEMBRE  DEL 1943 E L'ECCIDIO AD OPERA DELLA WEHRMACHT

            The Italian Division "ACQUI" slaughter by Wehrmacht in Cefalonia and Corfu' after september 8th, 1943

di Silvio Lenza

25-04-08

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Questo sito e' dedicato alla memoria di mio zio Silvio Liotti, tenente della 2a compagnia del 110 Btg. Mitraglieri di Corpo d'Armata, fucilato ad Argostoli nei pressi della "Casetta Rossa" il 24 settembre 1943, e di tutti i Militari  della Divisione "Acqui " trucidati dalla Wehrmacht a Cefalonia e Corfu'.

This web site is dedicated to the memory of my uncle Silvio Liotti, lieutenant of 2^ company of 110^ machine-gunner battalion of army corps, shot in Argostoli close to 'Casetta rossa' on 24th september 1943, and of all the soldiers of division 'Acqui' slaughter by Wehrmacht in Cefalonia and Corfu'.

                            

               Silvio Liotti, Brindisi 08.01.1941                         Argostoli: Museo della Divisione Acqui (fotografia di Silvio Lenza)

Nelle isole greche di Cefalonia e Corfu', 16.000 soldati italiani appartenenti alla 33^ Divisione da montagna Acqui si batterono contro i tedeschi, divenuti dopo l'8 settembre del 1943, nemici ed oppressori dell'Italia. A Cefalonia e, in proporzioni  minori, a Corfu' avvenne la piu' grande eliminazione di massa di prigionieri di guerra, durante e dopo la battaglia, della seconda guerra mondiale. La divisione Acqui subi' una sorte tragica perche' i tedeschi, considerandoli ammutinati (*) trucidarono migliaia di Soldati, Graduati e Ufficiali, eseguendo l'ordine speciale di non fare prigionieri, emanato da Hitler in persona solo per la Divisione Acqui. La resistenza della Divisione Acqui a Cefalonia e Corfu', rappresenta  l'esempio piu' eclatante della resistenza militare antitedesca, uno dei primi atti  del Movimento di Liberazione Nazionale. La ricostruzione di quei tragici avvenimenti si basa sui documenti conservati negli archivi italiani, tedeschi ed inglesi, sugli atti del processo di Norimberga contro il generale Lanz e sulle memorie dei protagonisti sopravvissuti.

In the Greek islands Cefalonia and Corfu', 16.000 italian soldiers of 33^ Division "Acqui" fought against Germans, that become, after 8 september of 1943, enemies and oppressors of Italy. In Cefalonia and, with smaller proportions, in Corfu' happened the greatest mass elimination of war prisoners, during and after the battle, of the second world war. The Division "Acqui" endured a tragic destiny because the Germans, considering them incite to mutiny, slaughtered thousands of soldiers, graduates and officials, executing the special order  don't make prisoners, emanated from Hitler in person only for the Division "Acqui". The resistance of the Division "Acqui" in Cefalonia and Corfu' represents the best example of the  military resistance against Germans, one of the first actions of the Movement for National Liberation. The reconstruction of those tragic events is based on documents, recorded in Italian, Germans and English archives, on the proceedingses of Norimberga trial against general Lanz and on the memories of the survivor protagonists.

La 33a Divisione da montagna "ACQUI " fu fedelissima alla Patria  ma sfortunatissima, perche' nel giugno del 1943 il comando della Divisione venne affidato al gen.  Antonio Gandin e perche', come scriveva nel 1946 il gen. Francesco Rossi, vice Capo di Stato Maggiore del Comando Supremo: ''...L'ordine di considerare i tedeschi come nemici fu diramato l'11 settembre da Brindisi e pote' giungere soltanto ad un numero  limitatissimo di scacchieri (Sardegna, Corsica, Corfu', Cefalonia, Lero) a mezzo dei collegamenti della Regia Marina...''. Mentre tutti gli altri generali italiani, dopo l'8 settembre 1943, si arresero subito o si opposero ai tedeschi, il gen. Gandin scelse una terza via trattando con i tedeschi un ritorno in Italia, teoricamente e praticamente inattuabile o, come sembra piu' probabile, il passaggio di una parte della Divisione nel campo nemico.

Dopo sessantacinque anni di reticenze, mistificazioni ed omissioni da parte di politici, militari e storici, lentamente (e finalmente!) comincia a diradarsi  la nebbia che ha nascosto  la verita' sulla eroica  resistenza della Divisione "Acqui"  a Corfu' e a Cefalonia e il conseguente massacro di Soldati, Graduati e Ufficiali  ad opera della Wehrmacht.

CEFALONIA: UNA MEDAGLIA D'ORO DI TROPPO?

(*) "...Vi comunico  che i miei 11.500 '' figli di mamma' '' si sono ammutinati..." Per la prima volta nella storia militare universale un generale comunica  al nemico ( peraltro mentendo!!!) che la propria Divisione si e' ammutinata: '' La divisione si rifiuta di eseguire il mio ordine di concentrarsi nella zona di Sami poiche' essa teme, nonostante tutte le promesse tedesche, di essere disarmata o di essere lasciata sull'isola come preda per i Greci o ancora peggio di essere portata non in Italia ma sul continente greco per combattere contro i ribelli. Percio' gli accordi di ieri con lei non sono stati accettati dalla Divisione. La divisione vuole rimanere nelle sue posizioni fino a quando non ottiene assicurazione, con garanzie che escludano ogni ambiguita' - come la promessa di ieri mattina che subito dopo non e' stata mantenuta -  che essa possa mantenere le sue armi e le sue munizioni e che solo al momento dell'imbarco possa consegnare le artiglierie ai tedeschi. La divisione assicurerebbe, sul suo onore e con garanzie, che non impiegherebbe le sue armi contro i tedeschi. Se cio' non accadra', la divisione preferira' combattere piuttosto di subire l'onta della cessione delle armi ed io, anche se con dolore, rinuncero' definitivamente a trattare con la parte tedesca, finche' rimango al vertice della mia divisione. Prego darmi risposta entro le ore 16,00. Nel frattempo le truppe provenienti da Lixuri non debbono essere portate ulteriormente avanti e quelle di Argostoli non debbono avanzare, altrimenti ne possono derivare gravi incidenti. Il Generale comandante della Divisione Acqui  gen. Gandin ''. (Questo e' il testo integrale della lettera  del gen. Gandin consegnata il 14 settembre del 1943 al Comandante del Presidio tedesco di Cefalonia ten. col. Barge, conservata nell'archivio militare tedesco di Friburgo).

              

          La lettera  del gen. Gandin, conservata nell'archivio militare tedesco di Friburgo, scoperta  da don Ghilardini e pubblicata integralmente nel 1986 dal gen. Apollonio.

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI .......

A proposito della lettera del gen. Gandin delle ore 12,00 del 14 settembre, nella pubblicazione del 1945 ''Cefalonia'' del ten. col. Giuseppe Moscardelli, incaricato della stesura dall'USSME, viene riportata la versione  fornita dal cap. Bronzini :''Per ordine del Comando Supremo italiano e per volonta' degli ufficiali e dei soldati, la Divisione Acqui non cede le armi. Il Comando Superiore tedesco, sulla base di questa decisione, e' pregato di presentare una risposta definitiva entro le ore 9 di domani 15 settembre''. Nel 1946 don Romualdo Formato, nella prima edizione de ''L'eccidio di Cefalonia'', ne riportava una versione simile ma non uguale: ''La Divisione Acqui non cede le Armi. Il Comando Superiore tedesco provveda all'immediato sgombero di tutte le truppe dall'isola di Cefalonia. Faccia conoscere le sue decisioni entro le 9 di domani 15 settembre''. Nella terza edizione del 1974 del libro ''Sull'arma si cade ma non si cede'' don Luigi Ghilardini, dopo aver scoperto la versione conservata negli archivi tedeschi, ne pubblicava alcuni passaggi significativi ma non il testo integrale. Solo nel 1986 il gen. Renzo Apollonio pubblicava integralmente il testo tedesco, con accanto la sua traduzione, dell'originale della versione che oggi e' conservata nell'archivio militare tedesco di Friburgo.

La Patria "ostinatamente" tacque? Il gen. Gandin fu davvero lasciato senza ordini?

Il giorno 11 settembre 1943 il Comando Supremo invio' tramite Marina Brindisi 2 radiogrammi a Marina Cefalonia per il gen. Gandin:

 1)  N.1027/CS. Risposta 41414 data 11 corrente /./  Truppe tedesche devono essere considerate nemiche /./ Marina Brindisi  

 2) N.1029/CS. Comunicate at Generale Gandin che deve resistere con le armi at intimazione tedesca di disarmo a Cefalonia et Corfu' et altre isole /./ Marina Brindisi   

Il radiogramma, secondo la testimonianza del s. ten. di vascello Vincenzo Di Rocco che lo decritto' personalmente, venne consegnato dal comandante della Marina Mario Mastrangelo al gen. Gandin intorno alle 11,00 dell'11 settembre 1943.

Due testimonianze del cappellano militare don Romualdo Formato confermano, anche se indirettamente, l'arrivo a Cefalonia  l'11 settembre 1943 degli ordini inequivocabili del Comando Supremo:

"...Verso le 11 (dell'11 settembre, nda), improvvisamente, fu comunicata 'all'erta' a tutti i reparti dell'isola. Mi trovavo allora in una delle mie Batterie. L'ordine del Comandante 'Serventi ai pezzi' fu accolto da un urlo selvaggio di tutti gli Artiglieri che saltando per la gioia, imprecando contro i tedeschi, corsero ai pezzi..." ( Lettera di don Formato al Papa del 06.12.1943, USSME, fondo don Formato).

"...Avendo io richiesto al sig. generale se non si potesse trascurare l'ultimatum ( presentato dal ten. col. Barge il 10 settembre, nda) per un'intesa che s'accordasse con gli ordini del Comando Supremo, mi risponde di no e che bisognava decidersi e presto...Comunque ci accordammo per la cessione delle armi. Riuniti piu' tardi ( il pomeriggio dell'11 settembre, nda) riconfermammo e per iscritto la nostra scelta... " (Dichiarazione di don Formato al SIM/CSDIC del 05.01.1945).

  Il Capitano di Fregata Mario Mastrangelo, Comandante della Marina di Cefalonia, Medaglia d'Oro al V.M.

Motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. al cap. Mario Mastrangelo: "Comandante di Marina a Cefalonia, all'atto dell'armistizio, eseguiva con decisione e senza esitazione alcuna gli ordini relativi allo sgombero del naviglio. Intuita tra i primi la possibilita' e l'utilita' di una pronta azione contro i tedeschi, ne fu strenuo assertore presso il Comando dell'isola. In un ambiente quanto mai eccitato per la divisione degli animi, manteneva salda la disciplina tra i reparti di Marina a Lui affidati e, presa l'iniziativa di reagire con le proprie batterie, quantunque in minorate condizioni fisiche, manteneva il comando, dando prova di attaccamento al dovere ed elevato spirito aggressivo durante lunghi ed accaniti combattimenti. Catturato, veniva barbaramente trucidato dal nemico che vedeva in Lui uno dei promotori di quella disperata ed eroica resistenza. Faceva cosi' olocausto della vita alla Patria, tenendo alto l'onore delle armi e lasciando ai posteri fulgido esempio di alte virtu' militari". (Argostoli - Cefalonia, 8-24 settembre 1943)

La Patria ordina e il col. Lusignani obbedisce:

Questo e' il primo ordine  per il col. Lusignani, comandante del Presidio militare dell'isola di Corfu': N. 2/8424 - Da 7^ Armata a Comando Militare Isola Corfu' = Risposta vostro 3836 data 10 corrente alt Opponetevi con la forza at qualsiasi tentativo sbarco reparti germanici alt Generale Arisio = (radiogramma delle ore 9,45 dell'11 settembre 1943).

Il col. Luigi Lusignani del 18^ Reggimento Fanteria Divisione Acqui, comandante del Presidio di Corfu', Medaglia d'Oro al V.M.

Motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. al col. Luigi Lusignani "Comandante militare dell'isola di Corfu', fedele alle leggi dell'onore militare, opponeva un reciso rifiuto all'intimazione di cedere le armi e, di propria iniziativa, organizzava la difesa dell'isola. Per dodici giorni resisteva ai violenti attacchi aerei e terrestri tedeschi dando ai propri dipendenti esempio costante di valore. Infine tramontata ogni speranza di aiuto, decimati ormai i reparti e quasi del tutto privi di artiglieria, veniva sopraffatto dal nemico preponderante. Catturato dai tedeschi veniva passato per le armi". (Corfu' 8-25 settembre 1943)

Il 14 settembre 1943, ad Argostoli, il s. ten. dei CC.RR. Orazio Petruccelli, Medaglia d'Oro al V.M., aveva deciso di arrestare il gen Gandin....

  Il disegno ricostruisce l'episodio accaduto ad Argostoli, durante il quale il s. ten. dei CC. Orazio Petruccelli ammaino', sotto gli occhi di numerosi militari tedeschi, la bandiera con la croce uncinata ed innalzo' il Tricolore (www.assocarabinieri.it)

"''...Noi sottoscritti, ammoniti a dire la verita', solamente la verita', dichiariamo quanto segue: il giorno 14 mattina, visto che nonostante l'azione dell'artiglieria il Generale Gandin non si voleva ancora decidere ad iniziare le operazioni, il S. Ten. dei CC.RR. Petruccelli riuniti circa una ventina di Carabinieri decise di andare ad arrestare il Generale dicendo che ormai si trattava di aperto tradimento. Tali venti carabinieri si misero volontariamente a sua disposizione. Ma il S. Ten. Petruccelli fu impedito nell'esecuzione del suo piano dal fatto che a Procopata presso il Comando Tattico un carabiniere (presumibilmente Tirino Nicola) aveva lanciato una bomba a mano contro il Generale mentre stava scendendo dalla macchina. Allora il Generale Gandin, non fidandosi piu' dei carabinieri, tolta la pattuglia di CC.RR. che presidiavano il suo Comando, la sostitui' con elementi di fanteria dotati di mitragliatrici che furono subito puntate contro il vicino accampamento di CC.RR. La fiducia del Generale nei CC. era anche scemata per fatto che i CC. si erano rifiutati di collaborare con una pattuglia tedesca onde mantenere l'ordine pubblico in Argostoli. Consta che allorche' il Capitano Gasco comunico' al Generale che i suoi carabinieri non lo volevano piu' ascoltare il Generale Gandin abbia detto: ''Ma voi, non siete padrone della vostra compagnia?'' alla qual cosa il Capitano Gasco rispose: ''Come voi siete padrone della vostra Divisione io sono padrone della mia compagnia...!''. (Dichiarazione dei CC.RR. Scanga Francesco e Appetecchi Attilio del 31 ottobre 1944)

La massima ricompensa al valor militare  e' stata conferita al s. ten. dei CC.RR. con questa motivazione: "Comandante di un plotone carabinieri della Divisione " Acqui ", si rivelava tra i primi accesi e tenaci assertori della lotta contro il tedesco a Cefalonia. Mentre perduravano ancora le trattative, sfidando un picchetto armato tedesco - sorpreso da tanta audacia - ammainava la bandiera germanica issata oltraggiosamente dal nemico nella piazza di Argostoli innalzando nuovamente la bandiera italiana. Durante la aspra e sanguinosa battaglia, sempre presente dove maggiore era il pericolo, confermava in ogni circostanza il suo militare ardimento, trascinando con l'esempio i suoi uomini ad epica lotta. Catturato dai tedeschi e sottoposto a fucilazione affrontava la morte con fierezza e dignita' di soldato. Fulgido esempio di fedelta' alla Patria ed attaccamento al dovere".
Il gen. Gandin tratto' fino a poche ore prima dell'attacco tedesco del 15 settembre: credeva ancora alla possibilita' del rientro della Divisione - con naviglio tedesco! - nell'Italia liberata, oppure voleva portare una parte della Divisione nell'Italia occupata dai tedeschi?

"Trattative ancora in corso. Il comandante  (Barge, nda)  e' ancora presso il gen. Gandin. Attacco preparato in collegamento con l'ufficiale responsabile degli Stukas..." (Radiogramma del ten. Thun, partito da Cefalonia alle 22,00 del 14.09.1943 e diretto al XXII Corpo d'Armata del gen. Lanz) 

"Il gen. Gandin si e' dichiarato pronto a cedere solo le armi pesanti fisse. Egli vuole passarci l'artiglieria mobile e la contraerea solo al momento dell'imbarco. I nostri preparativi per l'attacco sono ultimati. Il momento piu' favorevole per l'inizio dell'attacco e' alle ore 14,00..." (Radiogramma del ten. col. Barge, partito da Cefalonia alle 5,30 del 15.09.1943 e diretto al XXII Corpo d'Armata del gen. Lanz)

Intorno alle 13,30 del 15 settembre Argostoli venne attaccata dagli Stukas. Dopo piu' di 2 ore, alle ore 15,40 il gen. Gandin informo' il CS che si sarebbe difeso (sic!).

"...N.4939/OP. Alt Tedeschi non accettano mia richiesta che Divisione conservi armi Alt At violenza rispondero' con violenza Alt Comandante Cefalonia Generale Gandin". (Radiogramma inviato al Comando 7^ Armata dal gen. Gandin il 15 settembre 1943 alle ore 15,40)

A 65 anni dall'eccidio di Cefalonia ad opera della Wehrmacht la magistratura tedesca ha raccolto in 37 faldoni e 51 pagine di requisitoria, documenti, diari e oltre 500 testimonianze oculari: le voci dei greci, di sopravvissuti italiani e, soprattutto, di soldati tedeschi. In quelle carte il resoconto della dimensione e della natura del massacro. Individua fosse comuni di cui si ignorava l'esistenza, riscrive la geografia delle esecuzioni sommarie di non meno di quattromila soldati, graduati e ufficiali italiani della Divisione Acqui. Documenta l'orrore provato dagli stessi carnefici. Nel link  http://www.repubblica.it/infografica/cefalonia/index.html si puo' leggere la sentenza di archiviazione del tribunale militare di Dortmund. I sette militari tedeschi sopravvissuti alla guerra e al tempo, prosciolti nel marzo di quest'anno dal procuratore federale tedesco Ulrich Maas, conosceranno in Italia una nuova istruttoria e, forse, un nuovo processo. Il procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, li ha iscritti nel registro degli indagati per omicidio plurimo aggravato, ritenendo di poter dimostrare, al contrario della magistratura tedesca, che il massacro di Cefalonia non puo' conoscere prescrizione.

silviolenza@alice.it

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Siti collegati

bullet http://www.mediterraneoass.com
bullet http://www.funzioniobiettivo.it/laboratori/cefalonia/index.htm
bullet http://www.cefalonia.it
bullet http://www.anpi.it/cefalon.htm
bullet http://www.cronologia.it/storia/a1943i.htm
bullet http://www.storiaememoria.it
bullet http://www.associazioneacqui.it

E il mare...laggiu'  di Luciana Baldassarri

Il senso generale dell'isola di Cefalonia e' il passaggio lento, straordinariamente lento del tempo cristallizzato nell'azzurro mutevole del suo mare e scandito dal diapason monotono dei grilli e delle cicale. E in questo tempo senza e fuori da ogni categoria, nel vento che la batte instancabile, si respira un'aria tersa e vigorosa, intrisa di mito, di civilta', di culto, di memoria. Ma bisogna imparare anche a non fidarsi di quest'isola, dove in un giorno sereno all'improvviso si scatena forte ed impetuoso il maestrale, scompigliando in un attimo tutto cio' che credevi di avere in qualche modo sistemato. Che cos'e' veramente accaduto qui sessant'anni fa ai 9.640 ragazzi dell'eroica Divisione Acqui trucidati dai Tedeschi subito dopo l'armistizio? Perche' il giovane e coraggioso tenente Silvio Liotti ha rinunciato per sempre alla sua bella e recente sposa? E che ne e' stato dell'amore che lo ha accompagnato, ostinato, caparbio e fiero come il Socrate di Anghelos, al muro della Casetta Rossa tra lo scintillio acre del mare e la cupa eco delle mitraglie? Perche' tanti morti innocenti? Perche'?... continuo a chiedermi. Mi risponde solo il guizzo abbagliante di una ragnatela adagiata sul fondo del mare, una falena nell'acerba pace dell'estate...

Ancora un romanzo su Cefalonia, ancora la memoria che sopravvive alla guerra e ai suoi disastri. Questo e' un romanzo-verita' che nasce dopo anni e anni dalla strage del '43. L'autore, Luciana Baldassarri, torna nell'isola e rivive i momenti piu' significativi della grande mattanza (migliaia di soldati ed ufficiali della Divisione Acqui massacrati dalle truppe tedesche dopo la proclamazione dell'armistizio). E li rivive con la passione di oggi, ricostruendo gli avvenimenti tramite il racconto degli abitanti greci dell'isola, che furono testimoni, o figli di testimoni; e tramite le visite al modesto Museo della Acqui, che la pieta' dei Cefalioti ha dedicato alla Divisione italiana. Un' avvincente storia d' amore e di morte, in quello splendido specchio d' acqua mediterranea in cui giace Cefalonia; una storia che continueremo a tramandarci di generazione in generazione, fintanto che il ricordo sopravvivera' in ciascuno di noi. (Marcello Venturi)

Plectica  Euro15,00

       

Luciana Baldassarri (Salerno, 1951) insegna materie letterarie negli istituti superiori. Ha alternato agli studi filologici la passione per l'arte, collaborando alla presentazione di significative mostre sulla pittura del '900 ed ha contribuito alla conoscenza e alla divulgazione della storia della sua terra con il volume Salerno nella leggenda (2003). Negli ultimi anni si e' impegnata su temi di ricerca storica, riguardanti la Resistenza e la lotta di liberazione combattuta dalle popolazioni meridionali contro la barbarie nazi-fascista.

La prof. Luciana Baldassarri alla presentazione del romanzo "E il mare...laggiu' "

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Argostoli-Cima Telegrafo: Il Monumento ai Caduti della Divisione Acqui (fotografia di Silvio Lenza)

  

     Mussolini a cavallo, 1937                   Mussolini  passa in rivista alcuni Balilla  in armi.

''...Non basta il gran pennacchio,/ la sciabola e il cavallo/ per battere gli eserciti,/ buffon di un maresciallo!...''. (Versi di Ennio Viggioni, 1942)

Balilla all'addestramento militare del "sabato fascista". Quanti di questi ragazzi   moriranno a 20 anni  in Grecia, Albania, Russia e Africa?

Cefalonia: fine di un mito?(Come Filippini ha cancellato circa 4 mila Soldati italiani, massacrati dai  tedeschi a Cefalonia durante i combattimenti e/o subito dopo la resa, con l'aiuto di un vecchio tabulato ministeriale incompleto e, pertanto, non attendibile....)

                            

L' avvocato Massimo Filippini che ha definito "un mito" l'eccidio della Divisione Acqui a Cefalonia

A 65 anni dall'eccidio della Divisione Acqui a Cefalonia (e Corfu') che tutti pensavamo fosse stato perpetrato dalla Wehrmacht nel settembre del 1943, scopriamo invece che si e' trattato di una colossale montatura  suggerita dal ten. col. Livio Picozzi, nel tentativo di alimentarne il mito, creato artatamente dai vertici militari e dagli 8.613 (presunti) superstiti scampati al cosiddetto "eccidio". A Cefalonia, dove la Divisione Acqui era stata sciaguratamente inviata da Mussolini e li'  abbandonata al proprio destino dal re Vittorio Emanuele III, dal maresciallo  Badoglio e dai criminali di guerra generali Ambrosio e Roatta, fuggiti colpevolmente da Roma a Brindisi,  sarebbe costato alla Divisione Acqui - secondo Filippini - solo 1.647 Caduti di cui 1.292 morti in battaglia e 355 ( in gran parte Ufficiali) fucilati dopo la resa, per rappresaglia.     

        

        Vittorio E. III      Mussolini e Badoglio       Gen. Ambrosio     Gen. Roatta

Riportiamo la conclusione della "Relazione sui fatti di Cefalonia" che il console fascista Vittorio Seganti scrisse ed invio' il 10 gennaio 1944 - a poco piu' di tre mesi dai fatti - al  Segretario Generale del Ministero degli Esteri di  Salo', Serafino Mazzolini :"...Fu cosi' che interi reparti vennero mitragliati e venne anche ordinata la fucilazione di tutto il comando della divisione. Solo una quarantina di Ufficiali, su oltre 500, sono scampati all'eccidio, qualche altro, forse, vive tuttora alla macchia o confuso fra i soldati nei campi di concentramento. Ad aggravare tale dolorosa situazione, vi sono stati parecchi battelli che sono saltati in aria sulle mine durante il trasporto dei prigionieri in terra ferma, tanto che si possono valutare a circa 6.000 i morti italiani in Cefalonia...".  

       

              Reparti della Divisione Acqui entrano a Corfu'       Ufficiali della Divisione Acqui a Zante

Ho citato il console Seganti perche', tra i numerosi testimoni oculari della tragica vicenda della Divisione Acqui (e mi limito ai fatti di Cefalonia), e' quello che per le sue convinzioni politiche e le conseguenti azioni, sempre orientate alla massima collaborazione con la parte tedesca e, di conseguenza, apertamente ostili nei confronti della  Divisione, avrebbe potuto  negare l'entita' dell'eccidio perpetrato dalla Wehrmach  o, quanto meno, minimizzarne la portata. Ancora oggi diversi epigoni nazi-fascisti negano addirittura l'esistenza dei campi di sterminio ed il conseguente genocidio di oltre 6 milioni di ebrei. Inoltre, le fonti tedesche riportano in riferimento al numero dei militari italiani della Divisione Acqui caduti prigionieri (sempre a Cefalonia),  dopo la fine della battaglia  (22 settembre), la cifra di 5.030 uomini, rinchiusi nella caserma Mussolini. Gerhard  Schreiber, citando il Diario di guerra dell'OKW, scrive: "...contiene, circa il massacro avvenuto sull'isola, le notizie che seguono...:"A Cefalonia il comandante italiano e 4.000 uomini furono trattati [...] in modo conforme all'ordine del Fuhrer poiche' avevano opposto resistenza". Nel Diario di guerra del Comando supremo del gruppo di armate E, citato sempre da Schreiber, nelle annotazioni del 23  e del 24 settembre 1943,  il numero dei prigionieri italiani sarebbe appena di 4.000 unita': "...A parte 4.000 uomini, che cedettero le armi a tempo debito, la massa della divisione ribelle fu distrutta in combattimento, assieme al suo stato maggiore...".

                       

                                   Fanti italiani all'attacco durante la battaglia di Cefalonia

Nella puntata del 25 marzo 2001 di History, programma di storia della Zdf, che la seconda rete pubblica tedesca ha dedicato al massacro di Cefalonia, sono stati presentati ampi stralci dei diari degli "alpini" Waldemar Taudtmann e Alfred Richter. "...Non si faranno prigionieri, tutto cio' che appare davanti agli occhi verra' abbattuto...", annota Taudtmann sul suo quaderno, la mattina del 20 settembre. "...Fucilati, abbattuti, calpestati con gli scarponi da montagna, gli uomini dell'artiglieria costiera giacciono ancora ai loro posti...", annota Richter il 21 settembre, nel vedere i corpi senza vita dei soldati di una postazione italiana. Una giornata tragica, la prima dell'autunno 1943. Al mattino, il 98^ reggimento del III battaglione degli alpini tedeschi riceve l'ordine di attaccare la citta' di Dilinata e neutralizzare le due compagnie italiane che la controllano. Ecco il racconto di Richter: "...Vengono sparati soltanto pochi colpi, poi gli italiani agitano i fazzoletti bianchi e cominciano a venir fuori a gruppi, correndo. Ma quando noi raggiungiamo l'altura, li troviamo tutti per terra, morti, sono tutti stati colpiti alla testa. Quelli del 98^  li hanno dunque uccisi dopo che si erano arresi...". Ma l'esperienza peggiore e' quella del pomeriggio, quando il battaglione di Richter accetta la resa di altre due compagnie dell'Acqui: "...Non vogliono combattere contro di noi e pensano di aver salvato la vita arrendendosi. Torniamo a Frankata e consegniamo i prigionieri. Ma qui li attende una sentenza terribile. Li portano vicino al ponte, nei campi recintati da muri fuori dalla citta', e li fucilano. Rimaniamo due ore sul posto e per tutto il tempo sentiamo i colpi senza interruzione..., le grida arrivano fin nelle case dei greci. Anche medici e preti partecipano alle esecuzioni... Un gruppo di soldati bavaresi prova a rifiutarsi, ma un ufficiale li minaccia di mettere anche loro al muro...".

                              

                                  La piastrina del Fante del 317^  Rgt. Ftr.   Enzo Poli  prigioniero in Germania

Se quanto afferma Filippini - o meglio il "Tabulato ministeriale" che egli ha scoperto (sic!) - fosse attendibile, la cifra dei presunti prigionieri dovrebbe essere perlomeno raddoppiata. Infatti, se dalla forza della Divisione Acqui a Cefalonia, valutata approssimativamente in 11.560 unita', si sottrae il numero dei Caduti calcolati da Filippini in 1.647 unita', la differenza (cioe' i sopravvissuti alla battaglia e quindi prigionieri dei tedeschi) sarebbe di 9.913 uomini.  Poteva quella struttura, tra vani interni e spazio esterno, contenere tale moltitudine di uomini? Tantissime testimonianze di prigionieri sopravvissuti hanno riferito di uno spazio gia' al limite dell'umana sopportazione per la meta' di essi. E le fosse dove venivano gettati i cadaveri dei soldati e degli ufficiali mitragliati subito dopo la resa, sono solo un' invenzione di don Formato e don Ghilardini? Il fumo dei cadaveri bruciati per far scomparire le tracce dell'eccidio solo un'invenzione poetica dei pronipoti di Ulisse? Pampaloni, Medaglia d'Argento V.M., si è inventato tutto? Invece di finire sotto i cadaveri mitragliati dei sopravvissuti alla battaglia della sua compagnia, si e' sparato un colpo al collo per simulare l'esecuzione sommaria e si e' dileguato con l'aiuto dei compagni partigiani? Che siano stati sei mila o due mila i trucidati, il numero conta relativamente, i Militari del Regio Esercito Italiano della Divisione Acqui, piaccia o non piaccia, nella loro stragrande maggioranza rappresentano dei Soldati che hanno obbedito ad un ordine del legittimo Governo, anche se in quel momento chi rappresentava la Patria e il Governo erano i tristi personaggi  citati in precedenza, e che sono stati tra i primi ad opporsi in armi e quindi a resistere ai tedeschi. Il loro sacrificio sara' stato anche inutile, come taluni sostengono, ma essi vanno additati ad esempio alle giovani generazioni. Uomini fedeli alla Patria e idealmente, e a buon diritto, tra i fondatori dell'Italia libera e democratica di oggi. Altro che fine di un mito!

Novita' librarie    

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di Paolo Paoletti

Franco Angeli Editore  Euro 32,00                                                                              

La storiografia italiana della Seconda Guerra Mondiale e' particolarmente gelosa dei propri miti, soprattutto quando sono legati a episodi che hanno colpito in modo indelebile l'immaginario collettivo nazionale. Anche per questo motivo, fino a oggi, la vulgata sul massacro della divisione Acqui, avvenuto sull'isola greca di Cefalonia dopo l'8 settembre 1943 a opera della Wehrmacht, e' stata concorde nel sottolineare l'eroismo dei suoi soldati e dei suoi ufficiali. Onore particolare e' toccato al generale Antonio Gandin, comandante della divisione, che avrebbe prima trattato con i tedeschi per guadagnare tempo in attesa di ordini e poi, quando questi arrivarono, avrebbe aperto le ostilita' contro gli ex-alleati germanici. Dopo una settimana di strenua battaglia, si arrese e fu il primo degli ufficiali fucilati. Partendo dall'assunto che la retorica persuade senza mai dimostrare, il volume offre una rilettura completa della tragedia di Cefalonia, sulla base di una sostanziosa documentazione italiana, tedesca e alleata, inedita e non. Con il ritmo incalzante di un'inchiesta giornalistica, l'autore cerca di far luce sul comportamento ambiguo di Gandin: perche' nonostante gli ordini del Comando Supremo italiano di "considerare i tedeschi nemici" (11 settembre) e di "resistere con le armi alle intimidazioni di disarmo" (12 settembre), il 14 comunicava alla truppa che erano "in corso trattative per ottenere che alla divisione siano lasciate le armi e le relative munizioni...in attesa di imbarcarsi per l'Italia"? Perche' cedette subito ai tedeschi il porto di Argostoli e il nodo strategico di Kardakata, precludendosi il ritorno nell'Italia del Re e concedendo una spiaggia per gli sbarchi germanici? Perche' respinse le offerte di aiuto dell'aviazione inglese sebbene l'isola fosse priva di difesa aerea? Perche' solo a Cefalonia si massacrarono ufficiali e soldati prigionieri? A queste e a molte altre domande il volume cerca di dare una risposta non convenzionale, riesaminando in chiave critica i documenti gia' conosciuti e presentando molte nuove testimonianze, per tratteggiare i contorni di una verita', per alcuni versi, inimmaginabile. (Nota dell'Editore)

                      

Paolo Paoletti, gia' docente di Lingua e Letteratura tedesca ed inglese, oggi ricercatore negli archivi militari, ha pubblicato oltre una ventina di saggi, molti dei quali sui crimini di guerra tedeschi in Italia. Autore "not politically correct", ha pubblicato con il gruppo editoriale Mursia Sant'Anna di Stazzema: una strage impunita, dove indicava l'estraneita' del magg. Walter Reder e indicava il reparto responsabile dell'eccidio. 1944 San Miniato: tutta la verita' sulla strage, dove dimostra che l'eccidio non fu commesso dai tedeschi ma causato da una bomba americana; L'ultima vittoria nazista: le stragi di Pedescala e Setteca'. Nel volume La strage di Fossoli: 12 luglio 1944, dimostrava l'estraneita' del comandante del campo e faceva i nomi dei mandanti e degli esecutori materiali. Ha pubblicato Il delitto Gentile: esecutori e mandanti (2005) dove si fanno i nomi dei veri responsabili politici e si avanza l'ipotesi che il filosofo fosse stato ricattato dai tedeschi, che tenevano prigioniero in Germania il figlio primogenito, per cui Gentile fu costretto a prendere una posizione filonazista e per questo fu eliminato dai GAP. Per la Fratelli Frilli Editori ha pubblicato  I traditi di Corfu',  I traditi di Cefalonia e Il capitano Renzo Apollonio, l'eroe di Cefalonia.

LEALI RAGAZZI DEL MEDITERRANEO

Cefalonia, Settembre '43: Viaggio nella Memoria

di Pietro Giovanni Liuzzi

                                  

EDIT@ Editore Euro 9,00

Questo ''quaderno di viaggio'' vuole essere il mio contributo per mantenere vivo il ricordo di quanti hanno affrontato in guerra momenti difficili. In occasione del 60 anniversario dell'eccidio della Divisione di Fanteria da montagna ''Acqui'' il mio Corso d'Accademia decise di recarsi a Cefalonia per onorare con la sua presenza un avvenimento occorso 43 anni addietro e che causo' tanti lutti. Fu allora che conobbi il sergente Giovanni Grassi, ormai ottantenne, ma pieno di vitalita', che si uni' a noi per la cerimonia della commemorazione ai Caduti. Segui' il nostro giro in pullman e, di tanto in tanto, accavallava la sua voce a quella della guida locale  dando indicazioni, a volte con gioia e a volte con tristezza, ma mai con livore, nel rivedere luoghi in cui si verificarono efferatezze o quelli che gli ricordavano momenti felici. Piu' volte, durante la commemorazione dinanzi al monumento ai caduti della Acqui, fu detto '' perdonare ma non dimenticare'' e Lui, il reduce, senza accorgersi dell'importanza della sua presenza tra noi, nel salutarci ci ringrazio' per non aver dimenticato. Rientrato in Italia andai ad incontrarlo per conoscere nei dettagli la sua storia su quei tragici avvenimenti. Ebbi modo di registrare, a piu' riprese, cinque ore di conversazione. Andava a ruota libera, interrompendosi, di tanto in tanto, per la commozione. Poi, per un caso fortuito incontrai il tenente Nicola Ruscigno. Presi subito contatto con lui ed ebbi interessanti informazioni....

Pietro Giovanni Liuzzi, ufficiale dell'Esercito proveniente dall'Accademia Militare di Modena, nel corso della sua carriera ha, tra l'altro, trascorso un lungo periodo all'estero quale rappresentante italiano in un progetto multinazionale. Ha smesso la divisa prima del limite di eta' con il grado di colonnello mantenendo stretti legami con le Forze Armate e saldi i principi dell'etica militare. Civile, reduce dalla deportazione, e' vittima dei rastrellamenti eseguiti dalle truppe tedesche a Castelnuovo Parano (Fr), nei primi giorni del novembre 1943, insieme con i familiari. Subisce in giovane eta' la deportazione al campo Breda di Roma. Qui trascorre un periodo di prigionia sino al giorno della liberazione (giugno 1944 ). Subisce e reca nell'animo le dure prove di chi e'sottoposto all'ingiusto e forzato internamento.

SIAMO A CORTO DI CORDA SPINOSA.....

                          

                                                Il gen. Antonio Gandin

Il gen. Gandin, non ancora comandante della Divisione ACQUI, nel marzo del '43 si preoccupava di reperire corda spinosa per i prigionieri di guerra e gli internati civili (donne, vecchi e bambini) "ospiti" nei campi di concentramento dell'Italia fascista, secondo le direttive impartite da  Mussolini: "...La costituzione di numerosi campi e distaccamenti di lavoro per pg. (prigionieri di guerra, nda) risponde a precise direttive impartite dal Duce. Il fabbisogno minimo di corda spinosa per le esigenze di sicurezza dei campi di cui e' cenno sopra e di quelli di concentramento per pg. e ic. (internati civili, nda) e' stato calcolato in misura inferiore alle effettive necessita'. Il quantitativo assegnato corrisponde a meno della meta' di quello richiesto e in mancanza dell'assegnazione richiesta si dovrebbe contenere in proporzioni relativamente modeste l'attuazione del piano unitario d'impiego dei prigionieri di cui trattasi...'' (Alessandra Kersevan, Un campo di concentramento fascista - Gonars 1942-1943 / AUSSME, U.P.G. Diari marzo 1943, All. n. 63 - Comunicazione del gen. Gandin all'Ufficio Prigionieri di Guerra del 17 marzo 1943 )

MEDAGLIA D'ORO AL MERITO DELLA RESISTENZA !!!

                                          

Il Capitano Cappellano Capo  Romualdo Formato,  insignito della Medaglia d'Oro al Merito della Resistenza

".... Ancor piu' grottesco e offensivo per i partigiani combattenti e' che il frate che aveva accettato il soldo nazista abbia ricevuto anche una Medaglia d'Oro commemorativa della Resistenza Italiana. Cos'aveva a che spartire questo sacerdote con la Resistenza che non fece almeno fino al 31 dicembre 1944? Crediamo che don Formato sia uno dei pochi volontari della RSI che sia riuscito a ricevere la medaglia d'Oro al Merito della Resistenza dalla parte politica opposta..." (P. Paoletti - Il Capitano Renzo Apollonio, l'eroe di Cefalonia)

***

ARGOSTOLI - 13 SETTEMBRE 1943: Alle 7.00 di mattina le truppe tedesche e il semovente sulla banchina del porto di Argostoli aspettavano i rifornimenti o lo sbarco di un commando d'assalto per tentare un colpo di mano contro il Comando Divisione? Quanti erano i pontoni da sbarco tedeschi? E chi sparo' per prima?

"...All'alba del 13 settembre due pontoni da sbarco...provenienti da Patrasso...si dirigono su Argostoli con il palese intendimento di concorrere, con le forze tedesche gia' dislocate nella stessa citta', ad un colpo di mano sul nostro Comando Divisione..." (dalla Sentenza del giudice istruttore militare, gen. Del Prato, 1957)

"...Le motozattere F 494 e F 495 cercarono di entrare nel porto di Argostoli...I comandanti delle imbarcazioni avevano visto sulla banchina un cannone semovente tedesco e militari delle forze armate tedesche e pensavano che la situazione a Cefalonia fosse tranquilla. Anche quando le imbarcazioni, ad una distanza di 30 metri dall'approdo, furono fatte segno a raffiche di mitragliatrice, essi pensarono si trattasse di un equivoco e fecero con i razzi il segnale di riconoscimento..." (Gerhard Schreiber - Cefalonia e Corfu' Settembre 1943: La documentazione Tedesca - La divisione Acqui a Cefalonia, Mursia Editore)

"...All'alba del 13.9. entrarono nella rada 6 (??!!...nella relazione del ten. col. Livio Picozzi si  parla di 3 mezzi da sbarco!, nda)) motozattere tedesche cariche di soldati e materiale bellico: probabilmente il soldato tedesco di guardia alla mitragliera della prima zattera si allarmo' tanto che comincio' a sparare: le nostre batterie, cioe'  l'artiglieria, rispose al fuoco. I tedeschi vista la mala parata con un dietro front uscirono dalla rada. A questo punto entro' in azione la nostra batteria pesante da 152 e con colpi ben assestati in breve 4 zattere furono affondate e 2 ridotte al silenzio.." (S. Capo Cann. Vincenzo Avarone - Diario di un prigioniero di guerra).

"...Attraversata Argostoli, poco prima di imboccare il ponte sulla laguna udii echeggiare a distanza due colpi di fucile col caratteristico ta-pum del Mauser. Seguirono altri colpi e qualche scoppio di bomba a mano, immediatamente dopo, dalla batteria presso il mulino a vento parti' il primo colpo di cannone..." (Relazione del col. Ricci conservata presso l'USSME)

CORFU'

13 settembre 1943: Solo una coincidenza?

Il 13 settembre i tedeschi con 13  battelli d'assalto  e due compagnie del I btg. del 99^ reggimento cacciatori da montagna della 1^ divisione da montagna, poste sotto il comando del cap. Siegfried Dodel, tentarono di invadere Corfu', ma vennero ricacciati in mare dalla veemente reazione degli uomini del 18^ reggimento fanteria della Divisione Acqui e dei reparti aggregati.

SI RICERCANO NOTIZIE…

Nell’ambito del progetto della mostra fotografica in allestimento presso il liceo “Da Procida” di Salerno a cura della professoressa Luciana Baldassarri “Caduti di Salerno e Provincia. Settembre 1943: la scelta della Divisione Acqui a Cefalonia e Corfù”, si fa appello a quanti possano fornire notizie sui seguenti militari caduti o dispersi nella nostra provincia:

Soldato   PETRILLO COSIMO nato il 14/12/23 Ogliastro C. morto il 8/9/43 Corfù

Soldato   ZINI GERMANO nato il 31/5/18 Cava de’ Tirreni morto il 8/9/43 Grecia

Soldato   MANZO MICHELE nato il 19/7/13 Nocera inf. morto il 9/9/43 Grecia

Soldato   MORRONE NICOLA nato il 24/12/19 Pertosa morto il 23/9/43 Cefalonia

Soldato   VENOSA PAOLO nato il 13/8/20 Polla morto il 8/9/43 Cefalonia

Capitano FIORE DOMENICO nato il 25/1/00 Salerno morto il 2/9/43 Cefalonia

Tenente  PAOLILLO RAFFAELE nato il 29/4/16 Salerno morto il 27/6/44 Germania

Serg. magg. RICCIARDI ENRICO nato il 6/1/18 Salerno morto il 11/6/45 Germania

S. Tenente FIORILLO ??  nato il -/--/-- morto il 22/9/43 Lardigò (Cefalonia)

Soldato   BARBUTO FULVIO nato il 20/4/23 morto il 9/9/43 Cefalonia

Soldato SARNI ARMIGIO nato il 17/10/11 Santomenna morto il 9/9/43 Grecia

Soldato  VITAGLIANO ALESSANDRO nato il 6/10/22 Tramonti morto il 25/5/44 Grecia

Sergente  CARPENTIERI ANTONIO nato il 31/3/19 morto il 9/9/43 Corfù

Soldato   MONETTI RAFFAELE nato il 6/2/22 morto il 9/9/43 Cefalonia

Soldato   PALMIERI CARLO  nato il 4/11/22 morto il 8/9/43 Corfù

25 Aprile 2008

63° Anniversario della Liberazione

           

    

Salerno, omaggio ai Caduti e al Ten. Ugo Stanzione combattente partigiano, M.A.V.M.  (Fotografie di Silvio Lenza)

* * *

"...E gli onori dorati vergognosamente dati a chi non li merita..." (W.Shakespeare)

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Il gen. Antonio Gandin

EROE O RESPONSABILE DELL'ECCIDIO?

Il Generale di Divisione Antonio GANDIN, Comandante della Divisione Acqui,  Medaglia d'Oro al V. M., trucidato dalla Wehrmacht  a Cefalonia il 24.9.1943.  Antonio Gandin, nato a Sora (FR) nel 1891 da una famiglia veronese, era uscito nel 1910 dalla Scuola di Modena come sottotenente di fanteria in servizio permanente. Aveva combattuto in Libia e nella prima guerra mondiale, con una medaglia d'argento; nel 1917, promosso maggiore, era passato a compiti di Stato maggiore. Dopo la guerra aveva alternato il comando di reparti di fanteria al servizio di Stato maggiore e all'insegnamento presso la Scuola di guerra. Colonnello nel 1935, nel 1938 aveva assunto la direzione della piccola segreteria di Badoglio. Nel dicembre 1940 era diventato capo del reparto operazioni del Comando supremo: un incarico di alta fiducia che ne faceva il diretto collaboratore del Capo di Stato maggiore generale Cavallero; si era occupato di pianificazione operativa e aveva svolto una lunga serie di delicate missioni di collegamento e ispezione sia presso gli alti comandi tedeschi, sia sui diversi fronti di guerra. Generale di divisione nel 1943, tra le altre decorazioni si fregiava della croce di ferro tedesca di I classe. Dal mese di giugno del 1943 aveva assunto il Comando della Divisione Acqui.

* * *

GLORIA ETERNA ALLA DIVISIONE ACQUI  FEDELISSIMA ALLA PATRIA TRUCIDATA DALLA WEHRMACHT A   CEFALONIA, CORFU' E NELLE ALTRE ISOLE GRECHE DEL MARE JONIO

     

Il Generale di Brigata GHERZI, Comandante della Fanteria Divisionale, Medaglia d'Oro al V.M.,  e il Colonnello ROMAGNOLI, Comandante dell'Artiglieria, Medaglia d'Oro al V.M., trucidati dalla Wermacht a Cefalonia

          

IL Colonnello LUIGI  LUSIGNANI, Comandante del Presidio di Corfu', Medaglia d'Oro al V.M., trucidato dalla Wehrmacht  a  Corfu'.    

Il Colonnello ELIO BETTINI, Comandante del 49^ Rgt. Parma, Medaglia d'Oro al V.M., trucidato dalla Wehrmacht a Corfu'.

       

I Ten. Col. FIORETTI, Capo di S.M.,  e CESSARI, Comandante del 17^ Rgt.Fanteria, trucidati dalla Wehrmacht a Cefalonia.

       

Il Ten. Col. MALTESI, Comandante del III Btg./17^ Rgt. e il Maggiore FILIPPINI, Comandante del Genio, trucidati dalla Wehrmacht a Cefalonia

    

I Maggiori PICA, Comandante del  7^ e 188^  Gruppo Art. di C.d'A., Medaglia d'Oro al V.M., e ALTAVILLA, Comandante del II Btg./17^ Rgt., Medaglia d'Argento al V.M., trucidati dalla Wehrmacht a Cefalonia.

 

I Capitani MASTRANGELO, Comandante del Presidio della Marina, Medaglia d'Oro al V.M., e  GASCO, Comandante del Presidio dei Carabinieri, Medaglia d'Argento al V.M.,trucidati dalla Whermacht a Cefalonia

      

I Capitani SAETTONE, Stato Maggiore della Divisione, e  POZZI, Commissario della Marina, trucidati dalla Wermacht a Cefalonia

     

I Tenenti  AMBROSINI, Comandante della V Batteria del Rgt. Artiglieria, Medaglia d'Oro al V.M., e SANDULLI, Presidio dei Carabinieri, trucidati dalla Wehrmacht a Cefalonia

        

Il Tenente SOLITO, Commissario della Marina, Medaglia d'Argento al V.M.,  trucidato dalla Wehrmacht a Cefalonia  e il Capitano CIAIOLO , comandante della V  Compagnia del 317^ Rgt./Ftr., Medaglia d'Argento al V.M., Caduto in combattimento a Cefalonia

 

        

               Giovanni Grassi  a Cefalonia nel 1943

        

      Giovanni Grassi al Monumento ai Caduti nel 2003

                 

       Il S.ten. Nicola Ruscigno a Cefalonia nel 1943

27 gennaio 2008

Il giorno della memoria

Il 27 gennaio del 1945 l'Armata Rossa libero' il campo di sterminio di Auschwitz in Polonia. In questa data simbolica viene celebrata la giornata della memoria per non dimenticare l'orrore dell'Olocausto.

l'ingresso della Risiera di san Sabba  

 

 

 

La Risiera di San Sabba, divenuta tristemente famosa per essere l'unico campo di sterminio sul territorio  italiano. Secondo calcoli effettuati sulla scorta delle testimonianze, il numero delle vittime cremate nella Risiera e' oscillante tra le tre e le cinquemila persone. Lo sterminio sistematico degli ebrei, deciso e concretizzato dal Terzo Reich, venne attuato con la collaborazione parziale o totale dei governi o dei movimenti politici di altri Stati; venne interrotto dalla vittoria militare dell'Alleanza degli Stati antifascisti e dei movimenti di Resistenza. Se invece i vincitori fossero stati la Germania nazista, l'Italia fascista, la Francia di Vichy, la Croazia degli ustascia ecc., non un solo ebreo sarebbe rimasto in vita nei territori controllati da questi regimi.

10 febbraio 2007: Giornata della memoria 

Napolitano ricorda le foibe: verità negata per pregiudizi ideologici e cecita' politica.

              

'' Non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilita' di aver negato o teso ad ignorare la verita' per pregiudiziali ideologiche e cecita' politica ''. Cosi', durante la celebrazione della giornata della memoria, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ricorda il dramma del popolo giuliano-dalmata. Una tragedia, sottolinea, '' rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali ''.

 

   Il recupero di una salma da una foiba

Ma quante furono le vittime delle foibe? Nessuno lo sapra' mai! Di certo non lo sanno neanche gli esecutori delle stragi. Questi non hanno parlato e non parlano. D'altra parte e' pensabile che in quel clima di furore omicida e di caos ben poco ci si curasse di tenere contabilita' delle esecuzioni. Sulla base di vari elementi (escludendo Basovizza ) si calcola che gli infoibati furono alcune migliaia. Piu' precisamente, secondo lo studioso triestino Raoul Pupo, "il numero degli infoibati puo' essere calcolato tra i 4 mila e i 5 mila, prendendo come attendibili i libri del sindaco Gianni Bartoli e i dati degli anglo-americani".

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Ultimo aggiornamento: 25-04-08                                                     

 

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