Home Silvio Liotti La Storia Pubblicazioni Immagini Commenti Personaggi
|
|
Questo sito e' dedicato alla memoria di mio zio Silvio Liotti, tenente
della 2a compagnia del 110 Btg. Mitraglieri di Corpo d'Armata,
fucilato ad Argostoli nei pressi della "Casetta Rossa" il 24 settembre
1943, e di tutti i Militari della Divisione "Acqui " trucidati dalla
Wehrmacht a Cefalonia e Corfu'.
This web
site is dedicated to the memory of my uncle Silvio Liotti, lieutenant of 2^
company of 110^ machine-gunner battalion of army corps, shot in Argostoli
close to 'Casetta rossa' on 24th september 1943, and of all the soldiers of
division 'Acqui' slaughter by Wehrmacht in Cefalonia and Corfu'.
Silvio Liotti, Brindisi 08.01.1941
Argostoli: Museo della Divisione Acqui (fotografia di Silvio Lenza)
Nelle isole greche di Cefalonia e Corfu', 16.000 soldati italiani appartenenti alla 33^
Divisione da montagna Acqui si batterono contro i tedeschi, divenuti
dopo l'8 settembre del 1943, nemici ed oppressori dell'Italia. A Cefalonia e,
in proporzioni minori, a Corfu' avvenne la piu' grande
eliminazione di massa di prigionieri di guerra, durante e dopo la battaglia, della
seconda guerra mondiale. La divisione Acqui subi' una sorte tragica
perche' i tedeschi, considerandoli
ammutinati
(*) trucidarono migliaia di
Soldati, Graduati e Ufficiali, eseguendo l'ordine speciale di
non fare prigionieri, emanato da Hitler in persona solo per la Divisione Acqui. La resistenza della Divisione Acqui
a Cefalonia e Corfu', rappresenta l'esempio
piu' eclatante della resistenza militare antitedesca, uno dei primi atti del
Movimento di Liberazione Nazionale. La ricostruzione di quei
tragici avvenimenti si basa sui documenti conservati negli
archivi italiani, tedeschi ed inglesi, sugli atti del processo di Norimberga contro il
generale Lanz e sulle memorie dei protagonisti sopravvissuti.
In the
Greek islands Cefalonia and Corfu', 16.000 italian soldiers of 33^ Division "Acqui"
fought against Germans, that become, after 8 september of 1943, enemies and
oppressors of Italy. In Cefalonia and, with smaller proportions, in Corfu'
happened the greatest mass elimination of war prisoners, during and after
the battle, of the second world war. The Division "Acqui" endured a
tragic destiny because the Germans, considering them incite to mutiny,
slaughtered thousands of soldiers, graduates and officials, executing the
special order don't make prisoners, emanated from Hitler in person only for
the Division "Acqui". The resistance of the Division "Acqui" in Cefalonia
and Corfu' represents the best example of the military resistance against
Germans, one of the first actions of the Movement for National Liberation.
The reconstruction of those tragic events is based on documents, recorded in
Italian, Germans and English archives, on the proceedingses of Norimberga
trial against general Lanz and on the memories of the survivor protagonists.
La 33a Divisione da montagna "ACQUI
" fu fedelissima alla Patria
ma
sfortunatissima, perche' nel giugno del 1943 il comando della Divisione
venne affidato al gen. Antonio Gandin e
perche', come scriveva nel 1946 il gen.
Francesco Rossi, vice Capo di Stato Maggiore del Comando Supremo: ''...L'ordine
di considerare i tedeschi come nemici fu diramato l'11 settembre da
Brindisi e pote' giungere soltanto ad un numero limitatissimo di scacchieri
(Sardegna, Corsica, Corfu', Cefalonia, Lero) a mezzo dei collegamenti della
Regia Marina...''.
Mentre
tutti
gli altri generali italiani, dopo l'8 settembre 1943,
si arresero subito o si opposero ai tedeschi, il gen. Gandin
scelse una terza via trattando con i tedeschi un ritorno in Italia,
teoricamente e praticamente inattuabile o, come sembra piu' probabile, il passaggio
di una parte
della Divisione nel campo nemico.
Dopo sessantacinque anni di reticenze, mistificazioni ed omissioni da parte
di politici, militari e storici, lentamente (e finalmente!) comincia a
diradarsi la nebbia che ha nascosto la verita' sulla eroica resistenza
della Divisione "Acqui" a Corfu' e a Cefalonia e il
conseguente massacro di
Soldati, Graduati e Ufficiali
ad opera della Wehrmacht.
CEFALONIA: UNA
MEDAGLIA D'ORO DI TROPPO?
(*) "...Vi
comunico che i miei 11.500 '' figli di mamma' '' si sono
ammutinati..."
Per la prima volta nella storia militare universale un generale comunica al nemico
( peraltro mentendo!!!) che la propria Divisione si e' ammutinata:
'' La divisione si rifiuta di eseguire il mio ordine di
concentrarsi nella zona di Sami poiche' essa teme, nonostante tutte le
promesse tedesche, di essere disarmata o di essere lasciata sull'isola come
preda per i Greci o ancora peggio di essere portata non in Italia ma sul
continente greco per combattere contro i ribelli. Percio' gli accordi di ieri
con lei non sono stati accettati dalla Divisione. La divisione vuole
rimanere nelle sue posizioni fino a quando non ottiene assicurazione, con
garanzie che escludano ogni ambiguita' - come la promessa di ieri mattina che
subito dopo non e' stata mantenuta - che essa possa mantenere le sue armi e
le sue munizioni e che solo al momento dell'imbarco possa consegnare le
artiglierie ai tedeschi. La divisione assicurerebbe, sul suo onore e con
garanzie, che non impiegherebbe le sue armi contro i tedeschi. Se cio' non
accadra', la divisione preferira' combattere piuttosto di subire l'onta della
cessione delle armi ed io, anche se con dolore, rinuncero' definitivamente a
trattare con la parte tedesca, finche' rimango al vertice della mia
divisione. Prego darmi risposta entro le ore 16,00. Nel frattempo le truppe
provenienti da Lixuri non debbono essere portate ulteriormente avanti e
quelle di Argostoli non debbono avanzare, altrimenti ne possono derivare
gravi incidenti. Il Generale comandante della Divisione Acqui
gen. Gandin ''.
(Questo e' il testo
integrale della lettera del gen. Gandin
consegnata il 14 settembre del 1943 al Comandante del Presidio tedesco di
Cefalonia ten. col. Barge, conservata nell'archivio militare tedesco di
Friburgo).

La lettera del gen. Gandin, conservata nell'archivio militare
tedesco di Friburgo, scoperta da don Ghilardini e pubblicata
integralmente nel 1986 dal gen. Apollonio.
IL DIAVOLO FA
LE PENTOLE MA NON I COPERCHI .......
A proposito
della lettera del gen. Gandin delle ore 12,00 del 14 settembre, nella
pubblicazione del 1945 ''Cefalonia'' del ten. col. Giuseppe
Moscardelli, incaricato della stesura dall'USSME, viene riportata la
versione fornita dal cap. Bronzini :''Per ordine del Comando
Supremo italiano e per volonta' degli ufficiali e dei soldati, la Divisione
Acqui non cede le armi. Il Comando Superiore tedesco, sulla base di questa
decisione, e' pregato di presentare una risposta definitiva entro le ore 9 di
domani 15 settembre''. Nel 1946 don Romualdo Formato, nella
prima edizione de ''L'eccidio di Cefalonia'', ne riportava una versione
simile ma non uguale: ''La Divisione Acqui non cede le Armi. Il Comando
Superiore tedesco provveda all'immediato sgombero di tutte le truppe
dall'isola di Cefalonia. Faccia conoscere le sue decisioni entro le 9 di
domani 15 settembre''. Nella terza edizione del
1974 del libro ''Sull'arma si cade ma non si cede'' don Luigi Ghilardini,
dopo aver scoperto la versione conservata negli archivi tedeschi, ne
pubblicava alcuni passaggi significativi ma non il testo integrale. Solo nel
1986 il gen. Renzo Apollonio pubblicava integralmente il testo
tedesco, con accanto la sua traduzione, dell'originale della versione che
oggi e' conservata nell'archivio militare tedesco di Friburgo.
La Patria
"ostinatamente" tacque? Il
gen. Gandin fu davvero lasciato senza ordini?
Il giorno 11 settembre 1943 il Comando
Supremo invio' tramite Marina Brindisi 2 radiogrammi a Marina Cefalonia per
il gen. Gandin:
1)
N.1027/CS.
Risposta 41414 data 11 corrente /./ Truppe tedesche devono essere
considerate nemiche /./ Marina Brindisi
2) N.1029/CS. Comunicate at
Generale Gandin che deve resistere con le armi at intimazione tedesca di
disarmo a Cefalonia et Corfu' et altre isole /./ Marina Brindisi
Il
radiogramma, secondo la testimonianza del s. ten. di vascello Vincenzo Di Rocco
che lo decritto' personalmente, venne consegnato dal comandante della Marina Mario Mastrangelo al gen. Gandin intorno alle 11,00 dell'11 settembre 1943.
Due testimonianze del
cappellano militare don Romualdo Formato confermano, anche se indirettamente, l'arrivo
a Cefalonia l'11 settembre 1943 degli ordini inequivocabili del Comando
Supremo:
"...Verso le 11 (dell'11 settembre, nda), improvvisamente, fu comunicata
'all'erta' a tutti i
reparti dell'isola. Mi trovavo allora in una delle mie Batterie. L'ordine
del Comandante 'Serventi ai pezzi' fu accolto da un urlo selvaggio di tutti
gli Artiglieri che saltando per la gioia, imprecando contro i tedeschi,
corsero ai pezzi..." ( Lettera di don Formato al Papa del 06.12.1943,
USSME, fondo don Formato).
"...Avendo io
richiesto al sig. generale se non si potesse trascurare l'ultimatum (
presentato dal
ten. col. Barge il 10 settembre, nda) per
un'intesa che s'accordasse con gli ordini del Comando Supremo, mi risponde
di no e che bisognava decidersi e presto...Comunque ci accordammo per
la cessione delle armi. Riuniti piu' tardi ( il pomeriggio dell'11
settembre, nda) riconfermammo e per iscritto la nostra scelta...
" (Dichiarazione di don Formato al SIM/CSDIC del 05.01.1945).
Il Capitano di Fregata Mario
Mastrangelo, Comandante della Marina di Cefalonia, Medaglia d'Oro al
V.M.
Motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. al
cap. Mario Mastrangelo: "Comandante di Marina a Cefalonia, all'atto
dell'armistizio, eseguiva con decisione e senza esitazione alcuna gli ordini
relativi allo sgombero del naviglio. Intuita tra i primi la possibilita' e
l'utilita' di una pronta azione contro i tedeschi, ne fu strenuo assertore
presso il Comando dell'isola. In un ambiente quanto mai eccitato per la
divisione degli animi, manteneva salda la disciplina tra i reparti di Marina
a Lui affidati e, presa l'iniziativa di reagire con le proprie batterie,
quantunque in minorate condizioni fisiche, manteneva il comando, dando prova
di attaccamento al dovere ed elevato spirito aggressivo durante lunghi ed
accaniti combattimenti. Catturato, veniva barbaramente trucidato dal nemico
che vedeva in Lui uno dei promotori di quella disperata ed eroica
resistenza. Faceva cosi' olocausto della vita alla Patria, tenendo alto
l'onore delle armi e lasciando ai posteri fulgido esempio di alte virtu'
militari". (Argostoli - Cefalonia, 8-24 settembre 1943)
La
Patria ordina e il col. Lusignani obbedisce:
Questo e'
il primo
ordine per il col. Lusignani, comandante del Presidio militare dell'isola di Corfu':
N. 2/8424
- Da 7^ Armata a Comando Militare Isola Corfu' =
Risposta vostro 3836
data 10 corrente alt Opponetevi con la forza at qualsiasi tentativo sbarco
reparti germanici alt Generale Arisio =
(radiogramma delle ore 9,45 dell'11 settembre 1943).
Il col. Luigi Lusignani del 18^ Reggimento Fanteria Divisione Acqui,
comandante del Presidio di Corfu', Medaglia d'Oro al V.M.
Motivazione della Medaglia d'Oro al V.M. al
col. Luigi Lusignani "Comandante militare dell'isola di Corfu', fedele
alle leggi dell'onore militare, opponeva un reciso rifiuto all'intimazione
di cedere le armi e, di propria iniziativa, organizzava la difesa
dell'isola. Per dodici giorni resisteva ai violenti attacchi aerei e
terrestri tedeschi dando ai propri dipendenti esempio costante di valore.
Infine tramontata ogni speranza di aiuto, decimati ormai i reparti e quasi
del tutto privi di artiglieria, veniva sopraffatto dal nemico preponderante.
Catturato dai tedeschi veniva passato per le armi". (Corfu' 8-25
settembre 1943)
Il 14 settembre
1943, ad Argostoli, il s. ten. dei CC.RR. Orazio Petruccelli, Medaglia d'Oro
al V.M., aveva deciso di arrestare il gen Gandin....
Il disegno ricostruisce l'episodio accaduto ad
Argostoli, durante il quale il s. ten. dei CC. Orazio Petruccelli
ammaino', sotto
gli occhi di numerosi militari tedeschi, la bandiera con la croce uncinata
ed innalzo' il Tricolore (www.assocarabinieri.it)
"''...Noi
sottoscritti, ammoniti a dire la verita', solamente la verita', dichiariamo
quanto segue: il giorno 14 mattina, visto che nonostante l'azione
dell'artiglieria il Generale Gandin non si voleva ancora decidere ad
iniziare le operazioni, il S. Ten. dei CC.RR. Petruccelli riuniti circa una
ventina di Carabinieri decise di andare ad arrestare il Generale dicendo che
ormai si trattava di aperto tradimento. Tali venti carabinieri si misero
volontariamente a sua disposizione. Ma il S. Ten. Petruccelli fu impedito
nell'esecuzione del suo piano dal fatto che a Procopata presso il Comando
Tattico un carabiniere (presumibilmente Tirino Nicola) aveva lanciato una
bomba a mano contro il Generale mentre stava scendendo dalla macchina.
Allora il Generale Gandin, non fidandosi piu' dei carabinieri, tolta la
pattuglia di CC.RR. che presidiavano il suo Comando, la sostitui' con
elementi di fanteria dotati di mitragliatrici che furono subito puntate
contro il vicino accampamento di CC.RR. La fiducia del Generale nei CC. era
anche scemata per fatto che i CC. si erano rifiutati di collaborare con una
pattuglia tedesca onde mantenere l'ordine pubblico in Argostoli. Consta che
allorche' il Capitano Gasco comunico' al Generale che i suoi carabinieri non
lo volevano piu' ascoltare il Generale Gandin abbia detto: ''Ma voi, non siete
padrone della vostra compagnia?'' alla qual cosa il Capitano Gasco rispose: ''Come
voi siete padrone della vostra Divisione io sono padrone della mia compagnia...!''.
(Dichiarazione
dei CC.RR. Scanga Francesco e Appetecchi Attilio del 31 ottobre 1944)
La massima
ricompensa al valor militare e' stata conferita al s. ten. dei CC.RR. con
questa motivazione: "Comandante di un plotone carabinieri della Divisione "
Acqui ", si rivelava tra i primi accesi e tenaci assertori della lotta
contro il tedesco a Cefalonia. Mentre perduravano ancora le trattative,
sfidando un picchetto armato tedesco - sorpreso da tanta audacia - ammainava
la bandiera germanica issata oltraggiosamente dal nemico nella piazza di Argostoli innalzando nuovamente la bandiera italiana. Durante la aspra e
sanguinosa battaglia, sempre presente dove maggiore era il pericolo,
confermava in ogni circostanza il suo militare ardimento, trascinando con
l'esempio i suoi uomini ad epica lotta. Catturato dai tedeschi e sottoposto
a fucilazione affrontava la morte con fierezza e dignita' di soldato. Fulgido
esempio di fedelta' alla Patria ed attaccamento al dovere".
Il gen. Gandin tratto' fino a poche ore prima dell'attacco tedesco del 15 settembre:
credeva ancora alla possibilita' del rientro della
Divisione - con naviglio tedesco! - nell'Italia liberata, oppure voleva portare
una parte della Divisione nell'Italia occupata dai tedeschi?
"Trattative ancora in corso. Il
comandante (Barge, nda)
e' ancora presso il gen. Gandin. Attacco preparato in collegamento con
l'ufficiale responsabile degli Stukas..." (Radiogramma del ten. Thun,
partito da Cefalonia alle 22,00 del 14.09.1943 e diretto al XXII Corpo
d'Armata del gen. Lanz)
"Il gen. Gandin si e' dichiarato pronto a
cedere solo le armi pesanti fisse. Egli vuole passarci l'artiglieria mobile
e la contraerea solo al momento dell'imbarco. I nostri preparativi per
l'attacco sono ultimati. Il momento piu' favorevole per l'inizio dell'attacco
e' alle ore 14,00..." (Radiogramma del ten. col. Barge, partito da
Cefalonia alle 5,30 del 15.09.1943 e diretto al XXII Corpo d'Armata del gen.
Lanz)
Intorno alle 13,30 del
15 settembre Argostoli venne attaccata dagli Stukas. Dopo piu' di 2
ore, alle ore 15,40 il gen. Gandin informo' il CS che si sarebbe difeso (sic!).
"...N.4939/OP. Alt Tedeschi non accettano
mia richiesta che Divisione conservi armi Alt At violenza rispondero' con
violenza Alt Comandante Cefalonia Generale Gandin". (Radiogramma inviato
al Comando 7^ Armata dal gen. Gandin il 15 settembre 1943 alle ore 15,40)
A 65 anni
dall'eccidio di Cefalonia ad opera della Wehrmacht la magistratura tedesca
ha raccolto in 37 faldoni e 51
pagine di requisitoria, documenti, diari e oltre 500 testimonianze oculari:
le voci dei greci, di sopravvissuti italiani e, soprattutto, di soldati
tedeschi. In quelle carte il resoconto della dimensione e della natura del
massacro. Individua fosse comuni di cui si ignorava l'esistenza, riscrive la
geografia delle esecuzioni sommarie di non meno di quattromila soldati,
graduati e ufficiali italiani della Divisione Acqui. Documenta l'orrore
provato dagli stessi carnefici. Nel link http://www.repubblica.it/infografica/cefalonia/index.html
si puo' leggere la sentenza di archiviazione del tribunale militare
di Dortmund. I sette militari tedeschi sopravvissuti alla guerra e al tempo,
prosciolti nel marzo di quest'anno dal procuratore federale tedesco Ulrich
Maas, conosceranno in Italia una nuova istruttoria e, forse, un nuovo
processo. Il procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, li ha
iscritti nel registro degli indagati per omicidio plurimo aggravato,
ritenendo di poter dimostrare, al contrario della magistratura tedesca, che
il massacro di Cefalonia non puo' conoscere prescrizione.
|
|
Recensioni
|
|
Siti
collegati
E il mare...laggiu'
di Luciana Baldassarri
Il
senso generale dell'isola di Cefalonia e' il passaggio lento,
straordinariamente lento del tempo cristallizzato nell'azzurro mutevole
del suo mare e scandito dal diapason monotono dei grilli e delle cicale.
E in questo tempo senza e fuori da ogni categoria, nel vento che la
batte instancabile, si respira un'aria tersa e vigorosa, intrisa di
mito, di civilta', di culto, di memoria. Ma bisogna imparare anche a non
fidarsi di quest'isola, dove in un giorno sereno all'improvviso si
scatena forte ed impetuoso il maestrale, scompigliando in un attimo
tutto cio' che credevi di avere in qualche modo sistemato. Che cos'e'
veramente accaduto qui sessant'anni fa ai 9.640 ragazzi dell'eroica
Divisione Acqui trucidati dai Tedeschi subito dopo l'armistizio? Perche'
il giovane e coraggioso tenente Silvio Liotti ha rinunciato per sempre
alla sua bella e recente sposa? E che ne e' stato dell'amore che lo ha
accompagnato, ostinato, caparbio e fiero come il Socrate di Anghelos, al
muro della Casetta Rossa tra lo scintillio acre del mare e la cupa eco
delle mitraglie? Perche' tanti morti innocenti? Perche'?... continuo a
chiedermi. Mi risponde solo il guizzo abbagliante di una ragnatela
adagiata sul fondo del mare, una falena nell'acerba pace dell'estate...
Ancora un
romanzo su Cefalonia, ancora la memoria che sopravvive alla guerra e ai
suoi disastri. Questo e' un romanzo-verita' che nasce dopo anni e anni
dalla strage del '43. L'autore, Luciana Baldassarri, torna nell'isola e
rivive i momenti piu' significativi della grande mattanza (migliaia di
soldati ed ufficiali della Divisione Acqui massacrati dalle truppe
tedesche dopo la proclamazione dell'armistizio). E li rivive con la
passione di oggi, ricostruendo gli avvenimenti tramite il racconto degli
abitanti greci dell'isola, che furono testimoni, o figli di testimoni; e
tramite le visite al modesto Museo della Acqui, che la pieta' dei
Cefalioti ha dedicato alla Divisione italiana. Un' avvincente storia
d' amore e di morte, in quello splendido specchio d' acqua mediterranea in
cui giace Cefalonia; una storia che continueremo a tramandarci di
generazione in generazione, fintanto che il ricordo sopravvivera' in
ciascuno di noi. (Marcello Venturi)
Plectica Euro15,00 |

Luciana Baldassarri (Salerno, 1951) insegna
materie letterarie negli istituti superiori. Ha alternato agli studi
filologici la passione per l'arte, collaborando alla presentazione di
significative mostre sulla pittura del '900 ed ha contribuito alla
conoscenza e alla divulgazione della storia della sua terra con il
volume Salerno nella leggenda (2003). Negli ultimi anni si e' impegnata
su temi di ricerca storica, riguardanti la Resistenza e la lotta di
liberazione combattuta dalle popolazioni meridionali contro la barbarie
nazi-fascista.

La prof. Luciana
Baldassarri alla presentazione del romanzo "E il mare...laggiu' "
|
|
|
|

Argostoli-Cima
Telegrafo: Il Monumento ai Caduti della Divisione Acqui
(fotografia di Silvio Lenza)

Mussolini a cavallo, 1937
Mussolini
passa in rivista alcuni Balilla in armi.
''...Non basta il gran pennacchio,/ la sciabola e il cavallo/ per battere
gli eserciti,/ buffon di un maresciallo!...''. (Versi di Ennio Viggioni, 1942)

Balilla all'addestramento
militare del "sabato fascista". Quanti di questi ragazzi
moriranno a 20 anni in Grecia, Albania, Russia e Africa?
Cefalonia: fine di un mito?(Come
Filippini ha cancellato circa 4 mila Soldati italiani, massacrati dai
tedeschi a Cefalonia durante i combattimenti e/o subito dopo la resa, con
l'aiuto di un vecchio tabulato ministeriale incompleto e, pertanto, non attendibile....)

L' avvocato Massimo Filippini che ha
definito "un mito" l'eccidio della Divisione Acqui a Cefalonia
A 65 anni dall'eccidio della Divisione Acqui a Cefalonia
(e Corfu') che tutti
pensavamo fosse stato perpetrato dalla Wehrmacht nel settembre del 1943,
scopriamo invece che si e' trattato di una colossale montatura
suggerita dal ten. col. Livio Picozzi, nel tentativo di alimentarne il mito,
creato artatamente dai vertici militari e dagli 8.613 (presunti) superstiti scampati
al cosiddetto "eccidio". A Cefalonia, dove la Divisione Acqui era stata
sciaguratamente inviata da Mussolini e li' abbandonata al
proprio
destino dal re Vittorio Emanuele III, dal maresciallo Badoglio e dai criminali di
guerra generali Ambrosio e Roatta, fuggiti colpevolmente da Roma a
Brindisi, sarebbe costato alla Divisione Acqui
- secondo Filippini - solo 1.647 Caduti di cui 1.292 morti in battaglia e 355 ( in
gran parte Ufficiali) fucilati dopo la resa, per rappresaglia.
Vittorio E. III Mussolini e Badoglio Gen. Ambrosio
Gen. Roatta
Riportiamo la
conclusione della "Relazione sui fatti di Cefalonia" che
il console fascista Vittorio Seganti
scrisse ed invio' il
10 gennaio 1944 - a poco piu' di
tre mesi dai fatti - al
Segretario Generale del Ministero degli Esteri di Salo', Serafino Mazzolini :"...Fu cosi' che interi reparti vennero
mitragliati e venne anche ordinata la fucilazione di tutto il
comando della divisione.
Solo una
quarantina di Ufficiali, su oltre 500, sono scampati all'eccidio,
qualche altro, forse, vive tuttora alla macchia o confuso fra i
soldati nei campi di concentramento. Ad aggravare tale dolorosa
situazione, vi sono stati parecchi battelli che sono saltati in aria
sulle mine durante il trasporto dei prigionieri in terra ferma,
tanto che si possono valutare a circa 6.000 i morti italiani in
Cefalonia...".

Reparti della Divisione Acqui
entrano a Corfu'
Ufficiali della Divisione Acqui a Zante
Ho citato il console
Seganti perche', tra i numerosi testimoni oculari della
tragica vicenda della Divisione Acqui (e mi limito ai fatti di
Cefalonia), e' quello che per le sue convinzioni politiche e le
conseguenti azioni, sempre orientate alla massima collaborazione con
la parte tedesca e, di conseguenza, apertamente ostili nei confronti
della Divisione, avrebbe
potuto negare l'entita' dell'eccidio perpetrato dalla Wehrmach
o, quanto meno, minimizzarne la portata. Ancora oggi diversi
epigoni nazi-fascisti negano addirittura l'esistenza dei campi di
sterminio ed il conseguente genocidio di oltre 6 milioni di ebrei.
Inoltre, le fonti tedesche
riportano in riferimento al numero dei militari italiani della
Divisione Acqui caduti prigionieri (sempre a Cefalonia), dopo
la fine della battaglia (22 settembre), la cifra di 5.030 uomini,
rinchiusi nella caserma Mussolini.
Gerhard Schreiber,
citando il Diario di guerra dell'OKW, scrive: "...contiene,
circa il massacro avvenuto sull'isola, le notizie che seguono...:"A
Cefalonia il comandante italiano e 4.000 uomini furono trattati
[...] in modo conforme all'ordine del Fuhrer poiche' avevano opposto
resistenza". Nel Diario di guerra del Comando supremo del
gruppo di armate E, citato sempre da
Schreiber, nelle annotazioni del 23 e del 24 settembre 1943, il numero dei
prigionieri italiani sarebbe appena di 4.000 unita': "...A
parte 4.000 uomini, che cedettero le armi a tempo debito, la massa
della divisione ribelle fu distrutta in combattimento, assieme al
suo stato maggiore...".

Fanti italiani all'attacco durante la battaglia di Cefalonia
Nella
puntata del 25 marzo 2001 di History, programma di storia della Zdf, che
la seconda rete pubblica tedesca ha dedicato al massacro di Cefalonia,
sono stati presentati ampi stralci dei diari degli "alpini" Waldemar
Taudtmann e Alfred Richter.
"...Non
si faranno prigionieri, tutto cio' che appare davanti agli occhi verra'
abbattuto...", annota Taudtmann sul suo quaderno, la mattina del
20 settembre. "...Fucilati,
abbattuti, calpestati con gli scarponi da montagna, gli uomini
dell'artiglieria costiera giacciono ancora ai loro posti...",
annota Richter il 21 settembre, nel vedere i corpi senza vita dei
soldati di una postazione italiana. Una giornata tragica, la prima
dell'autunno 1943. Al mattino, il 98^ reggimento del III battaglione
degli alpini tedeschi riceve l'ordine di attaccare la citta' di Dilinata
e neutralizzare le due compagnie italiane che la controllano. Ecco il
racconto di Richter: "...Vengono sparati soltanto pochi colpi, poi
gli italiani agitano i fazzoletti bianchi e cominciano a venir fuori a
gruppi, correndo. Ma quando noi raggiungiamo l'altura, li troviamo tutti
per terra, morti, sono tutti stati colpiti alla testa. Quelli del 98^
li hanno dunque uccisi dopo che si erano arresi...". Ma
l'esperienza peggiore e' quella del pomeriggio, quando il battaglione di
Richter accetta la resa di altre due compagnie dell'Acqui: "...Non
vogliono combattere contro di noi e pensano di aver salvato la vita
arrendendosi. Torniamo a Frankata e consegniamo i prigionieri. Ma qui li
attende una sentenza terribile. Li portano vicino al ponte, nei campi
recintati da muri fuori dalla citta', e li fucilano. Rimaniamo due ore
sul posto e per tutto il tempo sentiamo i colpi senza interruzione...,
le grida arrivano fin nelle case dei greci. Anche medici e preti
partecipano alle esecuzioni... Un gruppo di soldati bavaresi prova a
rifiutarsi, ma un ufficiale li minaccia di mettere anche loro al muro...".

La piastrina del Fante del 317^ Rgt. Ftr.
Enzo Poli
prigioniero in Germania
Se quanto afferma Filippini - o
meglio il "Tabulato ministeriale" che egli ha scoperto (sic!) -
fosse attendibile, la cifra dei presunti prigionieri dovrebbe essere perlomeno raddoppiata. Infatti, se
dalla forza della Divisione Acqui a Cefalonia, valutata
approssimativamente in 11.560 unita', si sottrae il numero dei Caduti
calcolati da Filippini in 1.647 unita', la differenza (cioe' i
sopravvissuti alla battaglia e quindi prigionieri dei tedeschi)
sarebbe di 9.913 uomini. Poteva quella struttura,
tra vani interni e spazio esterno, contenere tale
moltitudine di uomini? Tantissime testimonianze di prigionieri
sopravvissuti hanno riferito di uno spazio gia' al limite dell'umana
sopportazione per la meta' di essi. E le fosse dove venivano gettati
i cadaveri dei soldati e degli ufficiali mitragliati subito dopo la
resa, sono solo un' invenzione di don Formato e don Ghilardini? Il
fumo dei cadaveri bruciati per far scomparire le tracce dell'eccidio
solo un'invenzione poetica dei pronipoti di Ulisse? Pampaloni,
Medaglia d'Argento V.M., si è inventato tutto? Invece di finire sotto i
cadaveri mitragliati dei sopravvissuti alla battaglia della sua
compagnia, si e' sparato un colpo al collo per simulare l'esecuzione
sommaria e si e'
dileguato con l'aiuto dei compagni partigiani? Che siano stati
sei mila o due mila i trucidati, il numero conta relativamente, i Militari del
Regio Esercito Italiano della Divisione Acqui, piaccia o non
piaccia, nella loro stragrande maggioranza rappresentano dei Soldati che hanno obbedito ad un ordine del legittimo
Governo, anche
se in quel momento chi rappresentava la Patria e il Governo erano i
tristi personaggi citati in precedenza,
e che sono stati tra i primi ad opporsi in armi e quindi a resistere
ai tedeschi. Il loro sacrificio sara' stato anche inutile, come
taluni sostengono, ma essi vanno additati ad esempio alle giovani generazioni.
Uomini fedeli alla Patria e idealmente, e a buon diritto, tra i
fondatori dell'Italia libera e democratica di oggi. Altro che fine di un mito!
Novita' librarie
CEFALONIA 1943 UNA VERITA'
INIMMAGINABILE

di Paolo Paoletti
Franco Angeli Editore Euro 32,00
La
storiografia italiana della Seconda Guerra Mondiale e'
particolarmente gelosa dei propri miti, soprattutto quando sono
legati a episodi che hanno colpito in modo indelebile l'immaginario
collettivo nazionale. Anche per questo motivo, fino a oggi, la
vulgata sul massacro della divisione Acqui, avvenuto sull'isola
greca di Cefalonia dopo l'8 settembre 1943 a opera della Wehrmacht,
e' stata concorde nel sottolineare l'eroismo dei suoi soldati e dei
suoi ufficiali. Onore particolare e' toccato al generale Antonio
Gandin, comandante della divisione, che avrebbe prima trattato con i
tedeschi per guadagnare tempo in attesa di ordini e poi, quando
questi arrivarono, avrebbe aperto le ostilita' contro gli ex-alleati
germanici. Dopo una settimana di strenua battaglia, si arrese e fu
il primo degli ufficiali fucilati.
Partendo
dall'assunto che la retorica persuade senza mai dimostrare, il volume
offre una rilettura completa della tragedia di Cefalonia, sulla base di
una sostanziosa documentazione italiana, tedesca e alleata, inedita e
non. Con il ritmo incalzante di un'inchiesta giornalistica, l'autore
cerca di far luce sul comportamento ambiguo di Gandin: perche' nonostante
gli ordini del Comando Supremo italiano di "considerare i tedeschi
nemici" (11 settembre) e di "resistere con le armi alle
intimidazioni di disarmo" (12 settembre), il 14 comunicava alla
truppa che erano "in corso trattative per ottenere che alla divisione
siano lasciate le armi e le relative munizioni...in attesa di imbarcarsi
per l'Italia"? Perche' cedette subito ai tedeschi il porto di
Argostoli e il nodo strategico di Kardakata, precludendosi il ritorno
nell'Italia del Re e concedendo una spiaggia per gli sbarchi germanici?
Perche' respinse le offerte di aiuto dell'aviazione inglese sebbene
l'isola fosse priva di difesa aerea? Perche' solo a Cefalonia si
massacrarono ufficiali e soldati prigionieri? A queste e a molte altre
domande il volume cerca di dare una risposta non convenzionale,
riesaminando in chiave critica i documenti gia' conosciuti e presentando
molte nuove testimonianze, per tratteggiare i contorni di una verita',
per alcuni versi, inimmaginabile. (Nota dell'Editore)

Paolo
Paoletti, gia' docente di Lingua e Letteratura tedesca ed inglese, oggi
ricercatore negli archivi militari, ha pubblicato oltre una ventina di saggi,
molti dei quali sui crimini di guerra tedeschi in Italia. Autore "not
politically correct", ha pubblicato con il gruppo editoriale Mursia Sant'Anna
di Stazzema: una strage impunita, dove indicava l'estraneita' del
magg. Walter Reder e indicava il reparto responsabile dell'eccidio.
1944 San Miniato: tutta la verita'
sulla strage, dove dimostra che l'eccidio non fu commesso dai tedeschi
ma causato da una bomba americana; L'ultima vittoria nazista: le stragi
di Pedescala e Setteca'. Nel volume La strage di Fossoli: 12 luglio
1944, dimostrava l'estraneita' del comandante del campo e faceva i
nomi dei mandanti e degli esecutori materiali. Ha pubblicato Il
delitto Gentile: esecutori e mandanti (2005) dove si fanno i nomi
dei veri responsabili politici e si avanza l'ipotesi che il filosofo
fosse stato ricattato dai tedeschi, che tenevano prigioniero in
Germania il figlio primogenito, per cui Gentile fu costretto a
prendere una posizione filonazista e per questo fu eliminato dai
GAP. Per la Fratelli Frilli Editori ha pubblicato I traditi di Corfu', I traditi di Cefalonia
e Il capitano Renzo Apollonio, l'eroe di Cefalonia.
LEALI
RAGAZZI DEL MEDITERRANEO
Cefalonia, Settembre '43:
Viaggio nella Memoria
di
Pietro Giovanni Liuzzi

EDIT@ Editore
Euro 9,00
Questo
''quaderno di viaggio'' vuole essere il mio contributo per mantenere
vivo il ricordo di quanti hanno affrontato in guerra momenti
difficili. In occasione del 60 anniversario dell'eccidio della
Divisione di Fanteria da montagna ''Acqui'' il mio Corso d'Accademia
decise di recarsi a Cefalonia per onorare con la sua presenza un
avvenimento occorso 43 anni addietro e che causo' tanti lutti. Fu
allora che conobbi il sergente Giovanni Grassi, ormai ottantenne, ma
pieno di vitalita', che si uni' a noi per la cerimonia della
commemorazione ai Caduti. Segui' il nostro giro in pullman e, di
tanto in tanto, accavallava la sua voce a quella della guida locale
dando indicazioni, a volte con gioia e a volte con tristezza, ma mai
con livore, nel rivedere luoghi in cui si verificarono efferatezze o
quelli che gli ricordavano momenti felici. Piu' volte, durante la
commemorazione dinanzi al monumento ai caduti della Acqui, fu detto
'' perdonare ma non dimenticare'' e Lui, il reduce, senza
accorgersi dell'importanza della sua presenza tra noi, nel salutarci
ci ringrazio' per non aver dimenticato. Rientrato in Italia andai ad
incontrarlo per conoscere nei dettagli la sua storia su quei tragici
avvenimenti. Ebbi modo di registrare, a piu' riprese, cinque ore di
conversazione. Andava a ruota libera, interrompendosi, di tanto in
tanto, per la commozione. Poi, per un caso fortuito incontrai il
tenente Nicola Ruscigno. Presi subito contatto con lui ed ebbi
interessanti informazioni....
Pietro
Giovanni Liuzzi, ufficiale dell'Esercito proveniente dall'Accademia
Militare di Modena, nel corso della sua carriera ha, tra l'altro,
trascorso un lungo periodo all'estero quale rappresentante italiano
in un progetto multinazionale. Ha smesso la divisa prima del limite
di eta' con il grado di colonnello mantenendo stretti legami con le
Forze Armate e saldi i principi dell'etica militare. Civile, reduce
dalla deportazione, e' vittima dei rastrellamenti eseguiti dalle
truppe tedesche a Castelnuovo Parano (Fr), nei primi giorni del
novembre 1943, insieme con i familiari. Subisce in giovane eta' la
deportazione al campo Breda di Roma. Qui trascorre un periodo di
prigionia sino al giorno della liberazione (giugno 1944 ). Subisce e
reca nell'animo le dure prove di chi e'sottoposto all'ingiusto e
forzato internamento.
SIAMO A CORTO DI CORDA SPINOSA.....

Il gen. Antonio Gandin
Il gen. Gandin, non ancora
comandante della Divisione ACQUI,
nel marzo del '43 si preoccupava di reperire corda spinosa per i
prigionieri di guerra e gli internati civili (donne, vecchi e
bambini) "ospiti" nei campi di concentramento dell'Italia fascista, secondo le direttive impartite da Mussolini:
"...La costituzione di numerosi campi e
distaccamenti di lavoro per pg. (prigionieri di guerra, nda)
risponde a precise direttive impartite dal Duce. Il fabbisogno
minimo di corda spinosa per le esigenze di sicurezza dei campi di
cui e' cenno sopra e di quelli di concentramento per pg. e ic.
(internati civili, nda) e' stato calcolato in misura inferiore
alle effettive necessita'. Il quantitativo assegnato corrisponde a
meno della meta' di quello richiesto e in mancanza dell'assegnazione
richiesta si dovrebbe contenere in proporzioni relativamente modeste
l'attuazione del piano unitario d'impiego dei prigionieri di cui
trattasi...'' (Alessandra Kersevan, Un campo di concentramento
fascista - Gonars 1942-1943 / AUSSME, U.P.G. Diari marzo 1943, All.
n. 63 - Comunicazione del gen. Gandin all'Ufficio Prigionieri di
Guerra del 17 marzo 1943 )
MEDAGLIA
D'ORO AL MERITO DELLA RESISTENZA !!!

Il Capitano Cappellano Capo
Romualdo Formato, insignito della Medaglia d'Oro al Merito
della Resistenza
".... Ancor piu' grottesco e offensivo
per i partigiani combattenti e' che il frate che aveva accettato il
soldo nazista abbia ricevuto anche una Medaglia d'Oro commemorativa
della Resistenza Italiana. Cos'aveva a che spartire questo sacerdote
con la Resistenza che non fece almeno fino al 31 dicembre 1944?
Crediamo che don Formato sia uno dei pochi volontari della RSI che
sia riuscito a ricevere la medaglia d'Oro al Merito della Resistenza
dalla parte politica opposta..." (P. Paoletti - Il Capitano Renzo
Apollonio, l'eroe di Cefalonia)
***
ARGOSTOLI - 13 SETTEMBRE 1943: Alle 7.00 di mattina le truppe
tedesche e il semovente sulla banchina del porto di Argostoli
aspettavano i rifornimenti o lo sbarco di un commando d'assalto per
tentare un colpo di mano contro il Comando Divisione? Quanti erano i
pontoni da sbarco tedeschi? E chi sparo'
per prima?
"...All'alba
del 13 settembre due pontoni da sbarco...provenienti da Patrasso...si
dirigono su Argostoli con il palese intendimento di concorrere, con
le forze tedesche gia' dislocate nella stessa citta', ad un colpo di
mano sul nostro Comando Divisione..." (dalla Sentenza del
giudice istruttore militare, gen. Del Prato, 1957)
"...Le motozattere F
494 e F 495 cercarono di entrare nel porto di Argostoli...I
comandanti delle imbarcazioni avevano visto sulla banchina un
cannone semovente tedesco e militari delle forze armate tedesche e
pensavano che la situazione a Cefalonia fosse tranquilla. Anche
quando le imbarcazioni, ad una distanza di 30 metri dall'approdo,
furono fatte segno a raffiche di mitragliatrice, essi pensarono si
trattasse di un equivoco e fecero con i razzi il segnale di
riconoscimento..." (Gerhard Schreiber - Cefalonia e Corfu'
Settembre 1943: La documentazione Tedesca - La divisione Acqui a
Cefalonia, Mursia Editore)
"...All'alba
del 13.9. entrarono nella rada 6 (??!!...nella relazione del
ten. col. Livio Picozzi si
parla di 3 mezzi da sbarco!, nda)) motozattere tedesche cariche
di soldati e materiale bellico: probabilmente il soldato tedesco di
guardia alla mitragliera della prima zattera si allarmo' tanto che
comincio' a sparare: le nostre batterie, cioe' l'artiglieria, rispose al
fuoco. I tedeschi vista la mala parata con un dietro front uscirono
dalla rada. A questo punto entro' in azione la nostra batteria
pesante da 152 e con colpi ben assestati in breve 4 zattere furono
affondate e 2 ridotte al silenzio.." (S. Capo Cann. Vincenzo
Avarone - Diario di un prigioniero di guerra).
"...Attraversata
Argostoli, poco prima di imboccare il ponte sulla laguna udii
echeggiare
a distanza due colpi di fucile col caratteristico ta-pum del Mauser.
Seguirono altri colpi e qualche scoppio di bomba a mano,
immediatamente dopo, dalla batteria presso il mulino a vento parti'
il primo colpo di cannone..." (Relazione del col. Ricci
conservata presso l'USSME)
CORFU'
13
settembre 1943:
Solo una
coincidenza?
Il 13 settembre i tedeschi con 13 battelli d'assalto e
due compagnie del I btg. del 99^ reggimento cacciatori da
montagna della 1^ divisione da montagna, poste sotto il comando del
cap. Siegfried Dodel, tentarono di invadere Corfu', ma vennero
ricacciati in mare dalla veemente reazione degli uomini del 18^
reggimento fanteria della Divisione Acqui e dei reparti aggregati.
|
SI RICERCANO NOTIZIE…
Nell’ambito del progetto
della mostra fotografica in allestimento presso il liceo “Da Procida” di
Salerno a cura della professoressa Luciana Baldassarri “Caduti di
Salerno e Provincia. Settembre 1943: la scelta della Divisione Acqui a
Cefalonia e Corfù”, si fa appello a quanti possano fornire notizie
sui seguenti militari caduti o dispersi nella nostra provincia:
Soldato PETRILLO COSIMO nato il 14/12/23 Ogliastro C. morto il 8/9/43
Corfù
Soldato ZINI GERMANO nato il 31/5/18 Cava
de’ Tirreni morto il 8/9/43 Grecia
Soldato MANZO MICHELE nato il 19/7/13
Nocera inf. morto il 9/9/43 Grecia
Soldato MORRONE NICOLA nato il 24/12/19
Pertosa morto il 23/9/43 Cefalonia
Soldato VENOSA PAOLO nato il 13/8/20
Polla morto il 8/9/43 Cefalonia
Capitano FIORE DOMENICO nato il 25/1/00
Salerno morto il 2/9/43 Cefalonia
Tenente PAOLILLO RAFFAELE nato il 29/4/16
Salerno morto il 27/6/44 Germania
Serg. magg. RICCIARDI ENRICO nato il 6/1/18
Salerno morto il 11/6/45 Germania
S. Tenente FIORILLO ?? nato il -/--/--
morto il 22/9/43 Lardigò (Cefalonia)
Soldato BARBUTO FULVIO nato il 20/4/23
morto il 9/9/43 Cefalonia
Soldato SARNI ARMIGIO nato il 17/10/11
Santomenna morto il 9/9/43 Grecia
Soldato VITAGLIANO ALESSANDRO nato il
6/10/22 Tramonti morto il 25/5/44 Grecia
Sergente CARPENTIERI ANTONIO nato il
31/3/19 morto il 9/9/43 Corfù
Soldato MONETTI RAFFAELE nato il 6/2/22
morto il 9/9/43 Cefalonia
Soldato PALMIERI CARLO nato il 4/11/22
morto il 8/9/43 Corfù
25 Aprile
2008
63° Anniversario della
Liberazione
Salerno, omaggio ai Caduti e al Ten. Ugo Stanzione combattente
partigiano, M.A.V.M. (Fotografie di Silvio Lenza)
* * *
"...E gli onori dorati vergognosamente dati a chi non li merita..."
(W.Shakespeare)
* * *
Il gen. Antonio Gandin
EROE O RESPONSABILE DELL'ECCIDIO?
Il Generale di Divisione Antonio GANDIN, Comandante della Divisione
Acqui, Medaglia d'Oro al V. M.,
trucidato dalla Wehrmacht a Cefalonia il 24.9.1943.
Antonio
Gandin, nato a Sora (FR) nel 1891 da una famiglia veronese, era uscito
nel 1910 dalla Scuola di Modena come sottotenente di fanteria in
servizio permanente. Aveva combattuto in Libia e nella prima guerra
mondiale, con una medaglia d'argento; nel 1917, promosso maggiore, era
passato a compiti di Stato maggiore. Dopo la guerra aveva alternato il
comando di reparti di fanteria al servizio di Stato maggiore e
all'insegnamento presso la Scuola di guerra. Colonnello nel 1935, nel
1938 aveva assunto la direzione della piccola segreteria di Badoglio.
Nel dicembre 1940 era diventato capo del reparto operazioni del Comando
supremo: un incarico di alta fiducia che ne faceva il diretto
collaboratore del Capo di Stato maggiore generale Cavallero; si era
occupato di pianificazione operativa e aveva svolto una lunga serie di
delicate missioni di collegamento e ispezione sia presso gli alti
comandi tedeschi, sia sui diversi fronti di guerra. Generale di
divisione nel 1943, tra le altre decorazioni si fregiava della croce di
ferro tedesca di I classe. Dal mese di giugno del 1943 aveva assunto il
Comando della Divisione Acqui.
* * *
GLORIA
ETERNA ALLA DIVISIONE ACQUI FEDELISSIMA ALLA PATRIA TRUCIDATA DALLA WEHRMACHT A CEFALONIA, CORFU' E
NELLE ALTRE ISOLE GRECHE DEL MARE JONIO

Il Generale di Brigata GHERZI, Comandante della Fanteria
Divisionale, Medaglia d'Oro al V.M., e il Colonnello ROMAGNOLI,
Comandante dell'Artiglieria, Medaglia d'Oro al V.M., trucidati dalla Wermacht a
Cefalonia

IL Colonnello LUIGI LUSIGNANI, Comandante del
Presidio di Corfu',
Medaglia d'Oro al V.M., trucidato dalla Wehrmacht a Corfu'.

Il Colonnello ELIO BETTINI,
Comandante del 49^ Rgt. Parma, Medaglia d'Oro al V.M., trucidato dalla Wehrmacht a
Corfu'.

I Ten. Col. FIORETTI, Capo di S.M., e CESSARI,
Comandante del 17^ Rgt.Fanteria, trucidati dalla Wehrmacht a Cefalonia.

Il Ten. Col. MALTESI, Comandante
del III Btg./17^ Rgt. e il Maggiore FILIPPINI, Comandante del Genio, trucidati
dalla Wehrmacht a Cefalonia

I Maggiori PICA, Comandante del 7^ e
188^ Gruppo Art. di C.d'A., Medaglia d'Oro al V.M., e ALTAVILLA,
Comandante del II Btg./17^ Rgt., Medaglia d'Argento al V.M., trucidati
dalla Wehrmacht a Cefalonia.
I Capitani MASTRANGELO, Comandante del Presidio della Marina,
Medaglia d'Oro al V.M., e GASCO, Comandante del Presidio dei Carabinieri,
Medaglia d'Argento al V.M.,trucidati dalla Whermacht a Cefalonia

I Capitani SAETTONE, Stato
Maggiore della Divisione, e POZZI, Commissario della Marina,
trucidati dalla Wermacht a Cefalonia

I Tenenti AMBROSINI,
Comandante della V Batteria del Rgt. Artiglieria, Medaglia d'Oro al V.M.,
e SANDULLI, Presidio dei Carabinieri, trucidati dalla Wehrmacht a
Cefalonia
Il Tenente SOLITO, Commissario
della Marina, Medaglia d'Argento al V.M., trucidato dalla
Wehrmacht a Cefalonia e il Capitano CIAIOLO , comandante della V
Compagnia del 317^ Rgt./Ftr., Medaglia d'Argento al V.M., Caduto in
combattimento a Cefalonia

Giovanni Grassi a Cefalonia nel 1943

Giovanni Grassi al Monumento ai Caduti nel 2003

Il S.ten. Nicola Ruscigno a Cefalonia nel 1943
27
gennaio 2008
Il giorno della
memoria
Il 27 gennaio del 1945 l'Armata
Rossa libero' il campo di sterminio di Auschwitz in Polonia. In questa
data simbolica viene celebrata la giornata della memoria per non
dimenticare l'orrore dell'Olocausto.
La Risiera di San Sabba,
divenuta tristemente famosa per essere l'unico campo di sterminio sul
territorio italiano.
Secondo calcoli effettuati
sulla scorta delle testimonianze, il numero delle vittime cremate nella
Risiera e' oscillante tra le tre e le cinquemila persone. Lo sterminio sistematico degli ebrei,
deciso e concretizzato dal Terzo Reich, venne attuato con la
collaborazione parziale o totale dei governi o dei movimenti politici di
altri Stati; venne interrotto dalla vittoria militare dell'Alleanza
degli Stati antifascisti e dei movimenti di Resistenza. Se invece i
vincitori fossero stati la Germania nazista, l'Italia fascista, la
Francia di Vichy, la Croazia degli ustascia ecc., non un solo ebreo
sarebbe rimasto in vita nei territori controllati da questi regimi.
10 febbraio
2007: Giornata della memoria
Napolitano ricorda le foibe: verità negata per pregiudizi
ideologici e cecita' politica.

'' Non
dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilita' di aver negato o teso
ad ignorare la verita' per pregiudiziali ideologiche e cecita'
politica ''. Cosi', durante la celebrazione della giornata della
memoria, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ricorda
il dramma del popolo giuliano-dalmata. Una tragedia, sottolinea,
'' rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali ''. 
Il recupero di una salma da una foiba
Ma
quante furono le vittime delle foibe? Nessuno lo sapra' mai! Di certo non
lo sanno neanche gli esecutori delle stragi. Questi non hanno parlato e
non parlano. D'altra parte e' pensabile che in quel clima di furore
omicida e di caos ben poco ci si curasse di tenere contabilita' delle
esecuzioni. Sulla base di vari elementi (escludendo Basovizza ) si
calcola che gli infoibati furono alcune migliaia. Piu' precisamente,
secondo lo studioso triestino Raoul Pupo, "il numero degli infoibati
puo' essere calcolato tra i 4 mila e i 5 mila, prendendo come attendibili
i libri del sindaco Gianni Bartoli e i dati degli anglo-americani".
***
| |